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Missione MMX: il razzo H3 parte da Tanegashima verso Phobos

Missione MMX: il razzo H3 parte da Tanegashima verso Phobos

Il razzo H3 decolla da Tanegashima con la sonda MMX, pronta a portare i primi campioni da Phobos sulla Terra.

Il 20 ottobre 2026, alle 4:41 ora locale, la Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA) ha dato il via a una delle più ambiziose avventure spaziali del decennio. Il razzo H3 nella sua configurazione più potente dotata di due motori principali e quattro booster, ha sollevato dalla piattaforma Yoshinobu del Tanegashima Space Center la sonda MMX – Martian Moons eXploration diretta verso Phobos, la luna più grande di Marte.

Il lancio dallo spazioporto di Tanegashima

Il decollo è avvenuto con quella che i responsabili hanno definito una “precisione eccezionale”. Dopo circa un’ora di volo, la JAXA ha confermato la separazione della sonda dal lanciatore e il posizionamento in un’orbita di transito prevista. I primi segnali radio hanno verificato il corretto funzionamento dei sistemi di bordo, confermando così l’inizio della missione.

Makoto Arita project manager del programma H3, ha sottolineato l’importanza di questo risultato, mentre la premier giapponese Sanae Takaichi ha espresso speranza su X: “Spero che questa storica impresa riesca”.

Specifiche del razzo H3 e della sonda MMX

Il veicolo di lancio H3 è stato progettato per trasportare carichi fino a 5,3 metri di lunghezza e 4.480 chilogrammi di massa, valori esatti della sonda MMX.

La configurazione scelta comprende due motori a liquido e quattro booster solidi, garantendo la spinta necessaria per superare l’atmosfera giapponese e immettere la sonda su una traiettoria interplanetaria. L’evento è stato posticipato rispetto al 2024 a causa del fallimento del volo inaugurale dell’H3, ma il nuovo lancio dimostra la robustezza del sistema dopo le correzioni apportate.

Le tappe della missione verso Marte e Phobos

Il viaggio verso il pianeta rosso richiederà circa un anno, con l’ingresso in orbita marziana previsto per agosto 2027. Una volta in prossimità di Marte, la sonda effettuerà manovre per inserire un’orbita quasi-satellite attorno a Phobos a partire da. Durante questa fase, 11 strumenti scientifici a bordo (sette nella sonda principale e quattro nel rover) raccoglieranno dati sulla forma, la struttura interna e la composizione chimica della luna. Un componente chiave è lo spettrometro infrarosso MIRS sviluppato con il contributo del laboratorio LIRA dell’Osservatorio di Parigi, che fornirà informazioni spettrali dettagliate.

Il rover Idefix e le operazioni di campionamento

Il rover franco-tedesco, soprannominato Idefix peserà circa 25 kg e atterrerà su Phobos per valutare il sito di atterraggio della sonda principale. Grazie alla gravità di appena 0,005 g, Idefix avrà un peso equivalente a 15 grammi sulla superficie lunare, permettendo manovre estremamente delicate. Il rover utilizzerà una carotatrice per prelevare campioni fino a due centimetri di profondità e un campionatore pneumatico per raccogliere materiale superficiale. Dopo il supporto fornito da Idefix, la sonda principale effettuerà due discese autonomhe, raccogliendo complessivamente almeno 10 grammi di roccia e sabbia, che saranno confinati in un modulo di rientro.

Ritorno sulla Terra e prospettive scientifiche

Nel novembre 2030 la sonda si allontanerà dall’orbita di Marte, compiendo un sorvolo di Deimos prima di dirigersi verso il Sole. Il modulo di rientro, munito di uno scudo termico, entrerà nell’atmosfera terrestre nel luglio 2031, per atterrare nella Woomera Prohibited Area in Australia. Lì, l’Istituto di Scienze Spaziali e Astronautiche (ISAS) di JAXA prenderà in custodia la capsula, dove saranno estratti e catalogati i campioni. L’ESA, in collaborazione con CNES, DLR e NASA, aprirà bandi per consentire a ricercatori di tutto il mondo di analizzare questi materiali con strumenti più sofisticati rispetto a quelli inviati nello spazio.

Portare su suolo terrestre testimonianze dirette di Phobos aprirà nuove vie per rispondere a domande fondamentali, come l’origine delle lune marziane – se frutto di un impatto gigantesco o di catture asteroidali – e il potenziale uso di Phobos come stazione spaziale naturale per future missioni umane verso Marte.

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