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Blackout dell'internet mobile: la giustificazione di Putin e le mosse del governo

Blackout dell'internet mobile: la giustificazione di Putin e le mosse del governo

Putin sostiene che i blackout mirati sono necessari per contrastare il terrorismo e ordina una maggiore collaborazione tra il ministero e le agenzie di sicurezza

Il presidente russo ha preso posizione pubblicamente sul fenomeno crescente dei blackout dell’internet mobile, difendendo le interruzioni come uno strumento necessario nella lotta al terrorismo. In occasione di un incontro con i membri del governo, ha sostenuto che avvertire preventivamente l’opinione pubblica sui tagli alla connettività potrebbe facilitare le attività criminali, perché “i responsabili ascoltano e osservano” e modificherebbero i propri piani.

Queste parole rappresentano il primo intervento diretto del capo dello Stato su un problema che ha creato confusione e preoccupazione a livello nazionale.

La misura si inserisce in un quadro più ampio di restrizioni digitali introdotte negli ultimi anni, con intensificazione recente delle interruzioni che, secondo i gruppi di monitoraggio, interessano quotidianamente gran parte delle regioni.

Il Cremlino ha già difeso limitazioni che hanno colpito piattaforme come Telegram e WhatsApp, sostenendo la legittimità delle azioni per motivi di sicurezza. Al tempo stesso, il presidente ha chiesto di bilanciare la tutela della popolazione con l’esigenza di mantenere operativi servizi essenziali.

Ordini al ministero e il registro dei servizi essenziali

Putin ha incaricato il ministro per lo Sviluppo Digitale, Maksut Shadayev, di lavorare più strettamente con le forze di sicurezza per garantire il funzionamento continuo di una cosiddetta white list di servizi. Il registro ‘white list’ comprende messenger approvati dallo Stato come Max, agenzie di informazione statali e grandi istituti bancari, con l’obiettivo che questi rimangano accessibili quando il resto della rete subisce limitazioni. Il presidente ha inoltre esortato le forze dell’ordine a dimostrare «ingegno e professionalità», richiamando però l’attenzione sulla priorità della sicurezza nazionale rispetto ad altre richieste.

Priorità operative e omissioni

Nonostante l’enfasi sul registro, Putin non si è soffermato pubblicamente sulla campagna volta a ridurre l’uso delle VPN, strumenti che gli utenti impiegano per aggirare i blocchi. In proposito, Maksut Shadayev aveva dichiarato a fine marzo che ridurre l’uso delle VPN è una priorità per il suo ministero. Il contrasto al traffico criptato e ai canali esterni resta una parte centrale della strategia dichiarata, ma la comunicazione governativa evita di specificare tutte le misure operative messe in campo.

Il ruolo del Secondo servizio dell’FSB nella stretta sul web

Fonti del settore riferiscono che il controllo delle politiche per internet è passato in gran parte al Secondo servizio FSB, l’unità specializzata nella protezione dell’ordine costituzionale e nella lotta al terrorismo. Secondo inchieste giornalistiche, il trasferimento di competenze sarebbe iniziato nell’estate precedente e ha portato a un inasprimento delle azioni contro le piattaforme estere, le VPN e i sistemi di pagamento correlati. L’entrata in scena di ufficiali della sicurezza in riunioni ministeriali e settoriali ha segnato un cambiamento di peso politico per il settore digitale.

Promesse e pressioni

Fonti citate dalla stampa indicano che il responsabile del Secondo servizio, Alexei Sedov, avrebbe promesso di «ripristinare l’ordine» in rete e avrebbe ottenuto mandato per intervenire con decisione. Le pressioni sul comparto telecom e sui fornitori di servizi hanno incluso ispezioni presso operatori di pagamento per verificare transazioni verso servizi che agevolano l’uso di VPN, e ammonizioni a chi non si adeguava, fino alla minaccia di esclusione dalla white list o alla perdita di benefici fiscali. Alcune proposte più estreme, come sanzioni automatiche agli utenti tramite il portale Gosuslugi, sarebbero state respinte, ma la linea restrittiva resta dominante.

Effetti sul territorio e reazioni pubbliche

La combinazione di blocchi mirati e di campagne contro gli strumenti di elusione ha avuto conseguenze tangibili: dati di ricerca hanno mostrato un aumento delle ricerche per il termine VPN, e l’uso di servizi alternativi è cresciuto, mentre alcune piattaforme sono state rese progressivamente meno fruibili. Segnali di malcontento politico emergono nelle rilevazioni d’opinione che indicano una flessione del consenso, e gli addetti ai lavori osservano come la strategia a breve termine di «degradare» certi servizi possa produrre effetti contrari all’intento di controllo. L’equilibrio tra sicurezza dichiarata e libertà digitale resta il cuore del dibattito.