Un’operazione coordinata della Polizia di Stato ha portato allo smantellamento di una organizzazione dedita allo spaccio che si era insediata in una palazzina della periferia est di Roma, a Ponte di Nona. L’intervento, condotto dal VI Distretto Casilino, ha avuto un elemento decisivo: l’unità cinofila. Il cane antidroga Nelly ha infatti segnalato la presenza di sostanze stupefacenti già nelle parti comuni dell’edificio, permettendo agli investigatori di avviare perquisizioni mirate che hanno rapidamente confermato i sospetti.
Le attività investigative erano frutto di osservazioni e verifiche svolte dagli operatori della squadra di polizia giudiziaria del distretto, integrate da controlli amministrativi e da accertamenti su soggetti sottoposti a misure restrittive. Grazie a questo approccio multidirezionale, gli agenti hanno potuto ricostruire la presenza di una vera e propria base logistica dello spaccio all’interno dello stabile, con punti di stoccaggio distribuiti tra vani condominiali e cantine, e con modalità di confezionamento riconducibili a una unica filiera organizzativa.
Il ruolo dell’unità cinofila nell’operazione
La presenza di Nelly, il cane antidroga della Questura di Roma, è stata cruciale per la svolta dell’indagine: il suo fiuto ha permesso di individuare anomalie che non erano immediatamente visibili agli agenti. L’azione dell’unità cinofila è un esempio dell’importanza delle risorse specializzate nelle indagini su sostanze stupefacenti; in questo caso la segnalazione iniziale lungo le scale condominiali ha indirizzato gli operatori verso il primo riscontro concreto nel vano contatori, dove sono state trovate dosi già confezionate.
Segnalazioni e primi ritrovamenti
Nel primo ambiente perquisito, il vano contatori, gli agenti hanno rinvenuto circa 80 dosi pronte per la vendita tra cocaina e hashish. Questo ritrovamento ha confermato che lo stabile non era solo un punto di transito, ma che conteneva elementi funzionali alla distribuzione. Le segnalazioni di Nelly hanno permesso di estendere le ricerche ad altri locali comuni, dove sono emerse ulteriori tracce e nascondigli, costituendo un quadro investigativo sempre più definito.
Il cuore logistico: le cantine
Le perquisizioni proseguite con l’identificazione delle chiavi in possesso di uno degli indagati hanno portato gli investigatori a una cantina che fungeva da magazzino principale. All’interno sono stati rinvenuti il quantitativo più significativo di stupefacente: circa 50 panetti di hashish, numerose buste di marijuana, frammenti della medesima sostanza e circa 600 dosi di cocaina. Il materiale era sistemato in modo tale da consentire un rapido confezionamento e distribuzione, segno di una filiera organizzata e consolidata.
Quantitativi, denaro e strumenti
Oltre alle sostanze, nella cantina principale sono stati sequestrati circa 1.000 euro in contanti e il materiale necessario per il confezionamento delle singole dosi, elementi che hanno rafforzato l’ipotesi di detenzione ai fini di spaccio. Una seconda cantina, individuata sempre grazie all’unità cinofila, conteneva altro stupefacente confezionato in modo analogo, portando il totale dei sequestri a oltre 12 kg complessivi tra hashish, cocaina e marijuana.
Arresti, misure collaterali e garanzie procedurali
A seguito dei riscontri, due cittadini italiani di 22 e 48 anni sono stati arrestati e trasferiti al carcere di Regina Coeli, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Nell’ambito dello stesso dispositivo di controllo, gli operatori hanno effettuato verifiche su 26 soggetti sottoposti a misure restrittive domiciliari e ispezioni amministrative su due esercizi commerciali della zona, i cui esiti sono ora al vaglio della competente Divisione della Questura. Va ricordato che le risultanze descritte riferiscono alla fase delle indagini preliminari e che agli indagati spetta la presunzione di innocenza fino a sentenza irrevocabile.