> > Attentati ed estorsioni a Palermo, sgominata la banda dei Kalashnikov: 22 fermi

Attentati ed estorsioni a Palermo, sgominata la banda dei Kalashnikov: 22 fermi

Attentati ed estorsioni a Palermo, sgominata la banda dei Kalashnikov: 22 fermi

Palermo, colpita la banda dei Kalashnikov: 22 persone fermate, gli investigatori ricostruiscono la rete tra estorsioni, attentati e droga.

Negli ultimi mesi Palermo è stata teatro di una nuova escalation di violenze riconducibili alla criminalità organizzata. La vicenda della banda dei Kalashnikov, responsabile di attentati incendiari, richieste estorsive e intimidazioni, ha riportato alta l’attenzione sulla capacità di Cosa Nostra di mantenere il controllo del territorio attraverso il racket e la forza intimidatoria, fino al recente blitz che ha colpito la rete responsabile dei raid.

Blitz antimafia a Palermo contro la banda dei Kalashnikov: fermate 22 persone

Come riportato da Live Sicilia e l’Ansa, un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha portato al fermo di 22 persone ritenute responsabili dell’ondata di violenze e intimidazioni che, dal novembre 2025 fino a pochi giorni fa, ha interessato il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo.

Sette degli indagati erano già detenuti e hanno ricevuto il provvedimento direttamente in carcere, mentre per altri sette è stata disposta la custodia cautelare. L’inchiesta, diretta dal procuratore Maurizio de Lucia insieme all’aggiunto Vito Di Giorgio e ai sostituti Giovanni Antoci e Andrea Fusco, rappresenta il secondo capitolo investigativo dopo il blitz dello scorso giugno, quando erano stati fermati altri otto giovani accusati di estorsioni, danneggiamenti e tentato omicidio.

Secondo gli investigatori, all’origine della lunga serie di attentati vi sarebbe Salvatore Verga, 36 anni, detenuto nel carcere di Trani per traffico di sostanze stupefacenti aggravato dal metodo mafioso. Grazie a un telefono cellulare introdotto illegalmente in cella, l’uomo avrebbe impartito ordini a un gruppo di giovani provenienti dai quartieri Zen e Marinella, incaricandoli di incendiare le auto della società Sicily by Car, collocare bottiglie incendiarie accompagnate da richieste estorsive tra Tommaso Natale e Sferracavallo e utilizzare perfino fucili Kalashnikov per compiere azioni dimostrative. Arrestato per la prima volta nel 2019 durante un’operazione contro il mandamento di San Lorenzo, Verga avrebbe nel tempo consolidato il proprio ruolo fino a diventare un punto di riferimento operativo. Gli inquirenti stanno ora verificando se alle sue spalle vi siano figure di vertice di Cosa Nostra, anche alla luce del ritorno in libertà di storici boss del mandamento, tra cui Calogero Lo Piccolo, Giuseppe Biondino e Giuseppe Serio.

Le indagini hanno inoltre ricostruito l’attività di una manovalanza composta da giovani cresciuti in contesti di criminalità e traffico di droga, poi reclutati nelle fila dell’organizzazione mafiosa nel rispetto della tradizionale struttura gerarchica. A nove degli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di estorsione, tentata estorsione e detenzione illegale di armi da guerra con l’aggravante mafiosa, mentre altri sei sono accusati di appartenere a un’organizzazione dedita al traffico di cocaina, hashish e marijuana nei quartieri San Lorenzo e Zen 2, con la disponibilità di un vero e proprio arsenale.

Estorsioni e attentati: come la banda dei Kalashnikov terrorizzava commercianti e imprenditori a Palermo

L’inchiesta avrebbe documentato una strategia di intimidazione sistematica finalizzata a riaffermare il controllo mafioso sul territorio. Stando alle indiscrezioni delle testate locali, le richieste di pizzo venivano recapitate attraverso bottiglie riempite di benzina lasciate davanti alle attività commerciali con la pretesa di versare fino a 5.000 euro, mentre chi si opponeva rischiava attentati incendiari o raffiche di armi da guerra. Tra gli episodi più gravi figurano gli incendi che hanno distrutto decine di veicoli nei depositi della Sicily by Car di via San Lorenzo e di Villagrazia di Carini, oltre ai raid armati e alle intimidazioni culminate anche nel caso del bar Chéri allo Zen. Nonostante i primi arresti effettuati a giugno, il gruppo aveva continuato ad agire con crescente spavalderia fino al nuovo intervento delle forze dell’ordine.

L’attività investigativa è stata rafforzata anche grazie alla collaborazione di alcune vittime, sebbene le denunce restino ancora limitate. Soltanto due imprenditori avrebbero deciso di rivolgersi agli investigatori raccontando le richieste estorsive ricevute. Uno di loro pare abbia riferito di essere stato costretto a consegnare complessivamente 3.000 euro, dopo un’iniziale richiesta di 5.000 euro, effettuando due pagamenti.

Dopo il blitz, l’associazione Addiopizzo ha sottolineato l’importanza del contributo fornito dagli imprenditori che hanno scelto di denunciare, evidenziando come la collaborazione con magistratura e forze dell’ordine rappresenti uno strumento decisivo per contrastare il racket. L’associazione ha invitato tutti gli operatori economici del mandamento San Lorenzo che hanno subito richieste estorsive a seguire questo esempio, ricordando che soltanto rompendo l’isolamento delle vittime sarà possibile liberarsi definitivamente dalla pressione mafiosa. Allo stesso tempo, Addiopizzo ha ribadito la necessità di un maggiore impegno della politica per affrontare le profonde condizioni di degrado sociale e povertà che favoriscono il radicamento della criminalità organizzata.

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