Presentato a Venezia 82Bugonia segna il ritorno di Emma Stone nel mondo narrativo di Yorgos Lanthimos. Il film, remake del sudcoreano Jigureul jikyeora!è in programmazione in tutti i cinema dal 24 ottobre e si impone per la sua capacità di restare impresso, anche grazie a sequenze visivamente e emotivamente intense.
Chi conosce il cinema di Lanthimos sa di cosa si tratta: un autore che non cerca il compromesso e che costruisce storie capaci di insinuarsi nella mente dello spettatore.
Qui l’impianto è una satira agghiacciante sul complottismo e sulle derive dell’ossessione collettiva, raccontata attraverso un racconto che mescola distopia e fantascienza ma che, a dispetto del genere, appare dolorosamente reale.
Trama, remake e impianto tematico
Al centro di Bugonia c’è la vicenda di due uomini convinti che una donna a capo di un’azienda sia un’aliena intenzionata a distruggere l’umanità: secondo loro, la soluzione è sequestrarla.
Questa trama, presa dal film sudcoreano Jigureul jikyeora!diventa nelle mani del regista un dispositivo narrativo per esplorare la pericolosità delle convinzioni infondate e il modo in cui la paura può trasformare l’agire umano.
L’approccio è volutamente icastico: dialoghi serrati e spesso ironici si alternano a momenti di forte impatto visivo, e la sceneggiatura non teme di portare lo spettatore a confronto con la crudeltà insita nelle azioni dei personaggi.
La combinazione di satira e distopia serve a sottolineare come certe idee, amplificate dal contagio sociale, possano degenerare in violenza reale.
Il cast e le performance: Emma Stone e Jesse Plemons
Emma Stone torna a collaborare con Lanthimos dopo la loro precedente intesa artistica in Povere creature! e in Kinds of Kindness. In Bugonia l’attrice accetta una parte che richiede un’immersione totale: trasformazioni fisiche, disponibilità a mostrarsi vulnerabile e una resa emotiva che mette il personaggio costantemente a nudo. È il tipo di interpretazione che conferma il suo ruolo centrale nella filmografia del regista.
Al suo fianco, Jesse Plemons — noto anche per il suo ruolo in Breaking Bed — contribuisce a costruire il clima di ossessione che guida la vicenda. La coppia attoriale funziona come motore emotivo del film, rendendo credibili sia i momenti di tensione che le esplosioni di violenza psicologica.
La direzione artistica e lo stile di Lanthimos
Lo stile registico di Yorgos Lanthimos è riconoscibile: mise en scène essenziali, un uso misurato del grottesco e una capacità di creare disagio senza ricorrere a soluzioni facili. In questo film la sua mano è salda nel controllare i registri narrativi, alternando satira e orrore con un ritmo che lascia pochi spazi di respiro allo spettatore.
Impatto emotivo e ricezione: perché vedere Bugonia
Se alcune sequenze possono risultare disturbanti, è proprio questa scelta a rendere il film rilevante: Bugonia non cerca l’effetto gratuito ma intende scuotere la coscienza, costringendo chi guarda a interrogarsi sulle proprie paure e sulle conseguenze delle proprie certezze. La pellicola riesce a essere contemporaneamente intelligente, pungente e profondamente inquietante.
Il finale, pensato per rimanere impresso, lascia lo spettatore in uno stato di silenzio riflessivo: non è un congedo consolatorio, ma un invito a tornare a interrogarsi su ciò che si è visto. Per molti aspetti, il film dimostra come la fantascienza possa essere uno specchio più nitido della realtà di molti film dichiaratamente realistici.
Nel complesso, Bugonia si candida a diventare un’opera significativa nella filmografia di Lanthimos e nella memoria degli spettatori, meritevole di attenzione nonostante — o forse proprio per — le sue scene più dure. Il giudizio complessivo che ne emerge è positivo: una prova potente e coraggiosa che ottiene un voto di 8.
