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Carne di cavallo vietata in Italia, la proposta di legge arriva in Senato: novità e sanzioni

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Carne di cavallo vietata in Italia: il Senato al lavoro per riconoscere cavalli, pony, asini e muli come animali da affezione.

La carne di cavallo vietata in Italia potrebbe diventare realtà: cavalli, pony, muli, asini e bardotti potrebbero ottenere lo status di “animali da affezione” e la dicitura “Non Dpa – non destinati alla produzione alimentare”, con pene più severe per chi violerà la legge e incentivi per la riconversione degli allevamenti. Dopo anni di tentativi falliti, la proposta bipartisan approdata in Senato segna un passo concreto verso la tutela del benessere degli equini.

Carne di cavallo vietata in Italia: monitoraggio e incentivi per la riconversione degli allevamenti

Il testo normativo prevede anche l’obbligo di iscrizione nel Registro anagrafico nazionale per tutti gli equidi entro due mesi dall’entrata in vigore della legge, con identificazione tramite microchip elettronico. La mancata registrazione comporterebbe sanzioni tra 20.000 e 50.000 euro, mentre ogni animale registrato sarà automaticamente classificato come Non Dpa, rendendo illegittima la sua destinazione alimentare.

Non mancano strumenti di sostegno agli allevatori: un Fondo triennale di 6 milioni di euro annui (2025-2027) incentiverà la riconversione delle strutture verso attività alternative come ippoterapia, turismo equestre o maneggi sociali.

I dati più recenti, aggiornati al 20 gennaio 2026, confermano un trend di progressiva riduzione delle macellazioni: dai 4.609 capi del 2012 ai 2.012 del 2025, con le regioni Puglia, Emilia-Romagna e Veneto in cima alla classifica.

Carne di cavallo vietata in Italia, la proposta di legge in Senato: cosa prevede

Arriva in Senato una proposta di legge bipartisan che mira a vietare la macellazione di cavalli, pony, muli, asini e bardotti, riconoscendo loro lo status giuridico di “animale da affezione”. L’iniziativa è promossa da Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (Avs), ma trova eco anche in una richiesta parallela di Michela Brambilla (Noi Moderati).

La bozza, incardinata in commissione Ambiente, prevede l’attribuzione della dicitura “Non Dpa – non destinato alla produzione alimentare” a tutti gli equidi, introducendo pene più severe: reclusione da tre mesi a tre anni e sanzioni pecuniarie tra 30.000 e 100.000 euro per chi alleva animali destinati alla macellazione, con un aumento di un terzo se le carni vengono immesse sul mercato.

Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia, come riportato da Mediaset Tgcom24 sottolinea che “il Parlamento ha deciso di affrontare una pratica crudele e opaca, che provoca gravi sofferenze agli animali e pone seri interrogativi anche sul piano della tutela della salute pubblica”, evidenziando il valore storico di questa prima concreta messa in moto dell’iter legislativo dopo numerosi tentativi falliti. Cupi osserva che questo provvedimento rappresenta “un passaggio politico rilevante e atteso”, frutto anche delle numerose inchieste e della petizione del 2023 che ha raccolto 247.000 firme, testimonianza della crescente attenzione pubblica verso il benessere degli equidi.