La serata conclusiva delle semifinali si è svolta alla Wiener Stadthalle con quindici nazioni in gara per gli ultimi dieci posti disponibili nella finale di Vienna. Tra brani elettropop, ballate intimiste e proposte scenografiche elaborate, il voto combinato di televoto e giurie ha scelto chi accede all’ultimo atto della competizione.
Oltre agli artisti in gara, sul palco sono saliti anche rappresentanti già qualificati di diritto: Francia, Regno Unito e Austria hanno proposto i loro numeri promozionali, mentre il verdetto finale ha confermato la composizione della rosa dei contendenti per il trofeo.
Le dieci nazioni promosse alla finale
Al termine della serata dieci Paesi hanno ottenuto il pass: Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Australia, Ucraina, Albania, Malta, Norvegia e Romania. Tra queste proposte, alcune hanno puntato su un forte impatto visivo e ritmi immediati pensati per il televoto, altre su una costruzione musicale più ricercata che ha conquistato le giurie e il pubblico.
Proposte dirette al grande pubblico
Canoni pop e ritornelli costruiti per restare in testa hanno favorito candidature come quella di L’Australia, che con la star Delta Goodrem e il brano “Eclipse” ha puntato sull’effetto anthem. Anche Cipro con Antigoni e “JALLA” ha fatto leva su colori e ritmo per assicurarsi un posto tra le finaliste.
Esclusioni e sorprese della serata
Non sono passati il turno Azerbaigian, Lussemburgo, Armenia, Svizzera e Lettonia. Tra le esclusioni più commentate c’è quella della Svizzera: l’artista italo-svizzera Veronica Fusaro, con il brano “Alice”, non ha convinto abbastanza per entrare nella rosa finale nonostante una proposta sofisticata.
Motivi e reazioni
Le ragioni delle eliminazioni sono molteplici: alcune canzoni risultavano meno immediate, altre troppo sperimentali per il grande pubblico. In certi casi la performance scenica non ha saputo creare il giusto collegamento con il brano, mentre per altri partecipanti la scelta di puntare su contaminazioni e arrangiamenti particolari non ha pagato in termini di voti.
Le esibizioni che hanno segnato la serata
Diversi momenti hanno attirato l’attenzione degli addetti ai lavori: la proposta dell’Ucraina con Leléka e il brano “Ridnym” ha giocato sulla commistione tra folk e pop, creando un impatto emotivo forte; la Danimarca ha schierato una ballata nordica di grande presa sul pubblico, mentre la Repubblica Ceca ha portato sul palco un rock elettronico moderno che ha convinto per energia e ritornello.
Ospiti già qualificati e numeri di contorno
Tra le performance non in gara, la Francia ha presentato la giovane Monroe, mentre l’Austria ha mostrato una proposta electro-pop coreografata e il Regno Unito ha scelto una strada originale e sperimentale con Look Mum No Computer. Questi interventi servono anche come banco di prova per il pubblico internazionale in vista della finale.
Il ruolo del voto giuria
È importante ricordare il meccanismo: alla vigilia della finale si svolge la Jury Show, la prova generale giudicata dalle commissioni nazionali. Le giurie esprimono il loro giudizio su questa esibizione, che poi si combina con il televoto della serata finale per determinare la classifica finale.
Cosa succede ora e cosa aspettarsi
I dieci qualificati si uniranno agli altri finalisti già scelti nella prima semifinale e ai Paesi ammessi di diritto, formando il gruppo che si contenderà la vittoria sabato sera a Vienna. Le discussioni su possibili favorite, sorprese e performance rimangono aperte: dato il mix di stili e strategie sceniche la finale promette spettacolo, con alcune proposte pronte a giocarsi posizioni alte e altre a puntare su un posizionamento di nicchia ma solido.
In sintesi, la seconda semifinale ha confermato come all’Eurovision song contest 2026 la diversità di linguaggi musicali e l’intensità performativa siano determinanti: alcuni brani hanno centrato l’obiettivo del voto popolare, altri hanno convinto le giurie, mentre non sono mancati casi in cui la strada scelta non è stata premiata.