La regione si trova in una fase di forte tensione: il comando militare iraniano Khatam al-Anbiya ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo, collegando la misura a quello che definisce un mancato rispetto degli impegni nell’accordo con gli Stati Uniti e alle operazioni militari in Libano meridionale.
Contemporaneamente, continuano le azioni belliche nel sud del Libano con un bilancio di vittime e danni: i combattimenti e i raid hanno alimentato reazioni durissime sia all’interno dell’Iran sia tra gli interlocutori internazionali coinvolti nei negoziati.
La decisione di Teheran e i messaggi del comando militare
Il Comando centrale Khatam al-Anbiya ha definito la chiusura dello Stretto di Hormuz come «questo primo passo è una risposta alla violazione delle promesse da parte del nemico».
Nel comunicato si sottolinea che la misura è legata al mancato rispetto della prima clausola dell’accordo siglato negli scorsi giorni, che prevedeva la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, compreso il Libano.
Il comando ha poi avvertito che, se le ostilità dovessero proseguire, «saranno pianificate e adottate ulteriori misure per costringere il nemico a rispettare i propri obblighi», suggerendo una possibile escalation a seguito della prosecuzione delle operazioni militari nel territorio libanese.
Vittime e obiettivi nel sud del Libano
Le operazioni israeliane nel sud del Libano hanno continuato a causare perdite: un attacco nel villaggio di Qannarit, vicino a Sidone, ha provocato la morte di sette persone e il ferimento di altre 13, secondo il bilancio iniziale. Questi eventi vengono citati come prova, dall’Iran e dai suoi alleati, della violazione degli impegni presi per fermare i combattimenti.
L’area di Ali Taher e le infrastrutture sotterranee
Le forze israeliane hanno concentrato operazioni nella zona della dorsale di Ali Tahernei pressi della fortezza del Beaufort, considerata sede di una delle basi più importanti di Hezbollah. Le segnalazioni parlano di un complesso sotterraneo con bunker e tunnel lungo oltre 1 kmdepositi di armi e piattaforme di lancio. I raid aerei non avrebbero completamente distrutto le strutture a causa della profondità, spingendo l’Idf a impiegare anche forze di terra per colpire il sito.
Gli scontri notturni e i lanci di razzi sono stati confermati dalle parti: l’Idf ha riferito che Hezbollah ha lanciato oltre 50 razzi contro le forze israeliane nella zona di sicurezza nel sud del Libano, mentre il gruppo filo-iraniano ha descritto operazioni per respingere tentativi di infiltrazione verso colline strategiche.
Negoziati in Svizzera, avvertimenti interni e reazioni internazionali
Parallelamente agli eventi sul terreno, l’Iran ha annunciato che «una delegazione iraniana viaggerà in Svizzera per seguire e chiedere l’attuazione degli impegni della controparte», con l’obiettivo di chiarire come l’altra parte intenda adempiere agli obblighi del memorandum d’intesa. Il portavoce Esmail Baghaei ha sottolineato che «l’altra parte deve adottare misure necessarie il prima possibile, altrimenti l’intero accordo sarà compromesso» e che l’avvio dei negoziati per l’accordo finale dipende dall’attuazione delle clausole già concordate.
Allo stesso tempo, voci internazionali hanno messo in dubbio la versione iraniana sulla chiusura dello stretto: il vicepresidente americano Jd Vance ha dichiarato a un’emittente che «non vediamo alcuna prova che gli iraniani stiano ancora bloccando lo Stretto di Hormuz», esprimendo scetticismo sulle affermazioni del comando Khatam al-Anbiya. Questo contrasto tra dichiarazioni militari e valutazioni esterne complica ulteriormente il quadro diplomatico.
In Iran, agenzie vicine ai Guardiani della Rivoluzione hanno avvertito i negoziatori: un appello rivolto al ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi gli ha consigliato di non incontrare l’inviato statunitense Steve Witkoff, sostenendo che la prosecuzione dei colloqui potrebbe essere interpretata come un permesso implicito a continuare le violazioni del memorandum.
Il contesto rimane quindi instabile: la combinazione di azioni militari nel Libano meridionaledichiarazioni di chiusura di rotte marittime strategiche e negoziati tecnici in Europa crea una dinamica in cui la diplomazia e la pressione sul terreno sono strettamente intrecciate.
