Un velivolo senza pilota ha colpito un edificio del turbine building della centrale nucleare di Zaporizhzhia, ora sotto controllo russo, secondo quanto riportato all’IAEA dalle autorità locali. L’impatto ha provocato un foro nel muro della sala macchine, ma le comunicazioni ufficiali escludono danni agli elementi principali del nocciolo degli impianti.
La vicenda riaccende il confronto tra Mosca e Kiev, con accuse reciproche che riguardano la responsabilità del gesto e la prudenza necessaria intorno a un sito nucleare di tale portata. L’evento sottolinea il persistente pericolo legato ad attività militari nelle immediate vicinanze di infrastrutture nucleari.
La segnalazione dell’IAEA e la richiesta di verifiche
L’International Atomic Energy Agency (IAEA) ha reso noto di aver ricevuto comunicazione dall’operatore della centrale secondo cui un drone avrebbe colpito il turbine building, provocando un foro nella parete dell’edificio. L’IAEA ha espresso pubblicamente preoccupazione e ha ribadito che non devono esserci attacchi “da o verso” impianti nucleari.
Accesso degli ispettori e valutazione dei danni
Secondo quanto riferito, la squadra dell’IAEA presente sul sito ha chiesto di poter ispezionare direttamente l’area colpita per accertare l’entità dei danni e verificare la sicurezza delle apparecchiature. L’accesso dei tecnici internazionali è considerato cruciale per valutare eventuali rischi radiologici e per garantire trasparenza nelle informazioni rese pubbliche.
Le posizioni contrapposte: accuse e smentite
La reazione ufficiale russa, ripresa dai media statali e dalla società nucleare Rosatom, ha attribuito l’attacco all’Ucraina, parlando di un’azione deliberata. Rosatom ha poi affermato che il drone sarebbe stato guidato tramite un cavo in fibra ottica, elemento che, secondo la versione russa, escluderebbe un errore o un impatto accidentale.
La replica di Kiev
Il Ministero degli Esteri ucraino ha respinto le accuse definendole prive di “logica” e qualificandole come una possibile operazione di disinformazione da parte delle forze occupanti. In particolare, è stato osservato che non ha senso per l’Ucraina colpire una centrale situata sul proprio territorio che Kiev auspica di riprendere sotto il proprio controllo sovrano.
Rischi e contesto storico
La centrale di Zaporizhzhia è la più grande d’Europa e si trova in prossimità della linea di frontiera nel sud del paese. Fin dalla presa di controllo russa nel 2026, la struttura è stata al centro di una costante tensione tra le parti, con ripetute accuse relative a episodi che hanno messo a rischio la sicurezza nucleare e la stabilità degli impianti.
Gli esperti ricordano che qualsiasi attività offensiva nelle vicinanze di reattori e infrastrutture correlate aumenta il rischio di incidenti con potenziali conseguenze non solo locali ma diffuse su aree molto più vaste. Per questo motivo, rappresentanti internazionali definiscono gli attacchi a siti nucleari come “giocare con il fuoco”.
Impatto tecnico dell’attacco
Secondo le fonti russe, l’esplosione ha interessato il comparto turbine dell’Unità 6, provocando danni alla parete esterna della sala macchine ma senza compromettere le componenti essenziali del nocciolo o i sistemi di contenimento. Nonostante ciò, ogni impatto fisico su strutture collegate alla produzione e al raffreddamento richiede controlli approfonditi per escludere conseguenze a medio e lungo termine.
Le implicazioni politiche e umanitarie
Oltre alle questioni tecniche, l’episodio ha ricadute politiche. Le accuse reciproche alimentano una narrativa di colpa che rende più difficile il dialogo per istituire corridoi di sicurezza attorno alla centrale. L’IAEA e la comunità internazionale sottolineano la necessità di misure che separino le operazioni militari dalle infrastrutture nucleari per evitare escalation che possano avere effetti transfrontalieri.
La situazione rimane fluida: le autorità locali e internazionali continueranno a monitorare gli sviluppi, mentre gli esperti insisteranno sulla necessità di ispezioni indipendenti e sull’applicazione di protocolli rigorosi per la protezione degli impianti nucleari in contesti di conflitto.