> > Indagine sul consolato Usa a Milano: manager fermato per possibile fuga e pre...

Indagine sul consolato Usa a Milano: manager fermato per possibile fuga e presunto sfruttamento

Indagine sul consolato Usa a Milano: manager fermato per possibile fuga e presunto sfruttamento

Un manager di origine turca della Caddell è stato fermato mentre cercava di partire per Istanbul; la procura di Milano contesta pratiche di caporalato nel cantiere del Consolato Usa con lavoratori indiani pagati meno della soglia di povertà

La procura di Milano ha adottato provvedimenti urgenti nel quadro di un’inchiesta che mette al centro presunti abusi sul lavoro nel cantiere del nuovo Consolato Usa in città. Dopo il controllo giudiziario disposto per la società coinvolta, uno dei manager è stato fermato per il rischio di fuga mentre – secondo gli inquirenti – emergono elementi di caporalato e di sfruttamento di lavoratori stranieri.

Le accuse descrivono operazioni di reclutamento che avrebbero coinvolto intermediari esteri, trattenute sulle buste paga e condizioni di lavoro caratterizzate da orari estenuanti. Al centro dell’attenzione è la società statunitense coinvolta nell’appalto e il suo rappresentante operativo in Italia.

Il fermo del manager e le intercettazioni

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il manager di origine turca è stato fermato dopo essere stato intercettato durante un controllo giudiziario in cui erano già emerse numerose violazioni in cantiere.

In una conversazione intercettata il 29 maggio il dirigente avrebbe mostrato la volontà di lasciare il paese: dalle conversazioni si evince, a detta dei pm, un piano per partire e messaggi con interlocutori che suggerivano di coordinare la partenza con la famiglia.

Movimenti all’aeroporto e arresto

Il giorno successivo il manager avrebbe acquistato un biglietto aereo e si sarebbe presentato in aeroporto insieme alla famiglia; lo stesso scalo è stato il luogo dove è scattato il fermo per pericolo di fuga, e il soggetto è stato successivamente trasferito in carcere.

Questo passaggio ha motivato l’adozione di misure cautelari supplementari nei confronti della società coinvolta.

Le condizioni dei lavoratori e il meccanismo del reclutamento

Dalle indagini condotte dal Nucleo ispettorato del Lavoro emergono racconti di operai originari dell’India che sarebbero stati reclutati da una società di Nuova Delhi e portati in Italia con promesse di documenti e lavoro regolare. Tuttavia, prima della partenza molti avrebbero dovuto versare una somma considerevole, indicata come circa 500.000 rupie, una specie di prezzo d’ingresso che nelle testimonianze è descritta come una vera e propria estorsione o pizzo.

Ritenute e condizioni economiche

Una volta in Italia, gli operai denunciavano di essere stati alloggiati in strutture controllate e di subire trattenute sui salari: dalle buste paga risultavano importi mensili intorno ai 1.200-1.500 euro, ma da queste somme venivano detratte cifre rilevanti per vitto e alloggio, fino a ridurre il guadagno netto a livelli ben al di sotto della soglia di povertà. I magistrati parlano di una scelta aziendale che avrebbe consentito un risparmio sul costo del lavoro a scapito della dignità dei lavoratori.

Orari, sicurezza e minacce

Le testimonianze raccolte dagli investigatori riferiscono turni lunghi, fino a 10-12 ore al giorno per sei giorni alla settimana, con ritmi che avrebbero escluso il rispetto delle pause obbligatorie e delle regole di sicurezza. Sul piano disciplinare emergono anche episodi di intimidazione: insulti, minacce di licenziamento e, secondo alcune denunce, atti di violenza fisica nei confronti di chi si lamentava o chiedeva tutele.

Impatto legale e responsabilità dell’azienda

La società straniera coinvolta è stata posta sotto controllo giudiziario con l’obiettivo di impedire che le pratiche contestate continuassero e per avviare un processo di regolarizzazione dei rapporti di lavoro. Nei provvedimenti la procura ha richiamato la normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti, contestando alla impresa una politica che avrebbe tollerato lo sfruttamento come modalità produttiva.

Numeri e prospettive dell’inchiesta

I carabinieri del Comando Tutela Lavoro stimano che nel corso degli anni centinaia di lavoratori possano essere stati coinvolti in condizioni di sfruttamento nel cantiere. Le verifiche proseguiranno per chiarire le responsabilità penali e amministrative, per stabilire eventuali misure riparatorie e per tutelare chi ha denunciato gli abusi.

Nel breve termine l’obiettivo degli inquirenti appare duplice: da una parte evitare la fuga di persone indagate e, dall’altra, intervenire per cessare pratiche di caporalato e rimuovere le situazioni di sfruttamento. A livello societario è prevista la nomina di un amministratore giudiziario incaricato di affiancare la regolarizzazione dei lavoratori impiegati e di porre rimedio alle criticità emerse.

Il caso solleva interrogativi più ampi sul controllo delle catene di approvvigionamento della manodopera nei grandi cantieri internazionali e sulla necessità di strumenti efficaci per prevenire che progetti di rilievo vengano sostenuti da pratiche illegali o degradanti.