Un organismo creato dalle nuove autorità siriane ha reso pubblico un aggiornamento drammatico sul destino di una famiglia scomparsa durante gli anni della repressione. La Commissione nazionale per le persone scomparse (NCMP) ha dichiarato di aver raggiunto «risultati affidabili e corroborati» che consentono di concludere con un alto grado di certezza professionale che i sei figli di Rania al-Abbasi sono deceduti.
Il caso aveva assunto valore simbolico per le vicende dei numerosi scomparsi sotto il vecchio regime.
Il contesto della scomparsa
Secondo ricostruzioni di gruppi per i diritti umani, Rania, sua moglie e i loro figli furono prelevati durante un blitz a Dimashq nel 2013, in pieno conflitto. La famiglia — madre, padre e bambini tra i tre e i quindici anni — scomparve dopo l’arresto, e per anni la loro sorte rimase ignota, trasformandosi in un emblema delle persone sparite durante il lungo periodo di governo della famiglia al-Assad.
La caduta di quel governo nel 2026 ha permesso l’apertura di inchieste su ampia scala.
La creazione della NCMP e il suo mandato
La National Commission for Missing Persons, istituita a maggio 2026 dalle autorità succedute al regime, ha il compito di investigare casi di sparizione forzata e di identificare le vittime.
Il suo lavoro si basa su procedure di verifica e analisi multiple, collaborazione con organi nazionali e l’esame di prove digitali e testimoniali. L’obiettivo dichiarato è ricostruire eventi troppo a lungo ignorati e restituire dignità alle vittime e alle famiglie.
Prove e conferme emerse
La commissione ha spiegato che le sue conclusioni derivano dall’incrocio di diversi elementi investigativi, tra cui l’analisi di video, dichiarazioni rese in detenzione e informazioni condivise tra enti. Le autorità hanno precisato che le ricerche per trovare eventuali resti continuano, mostrando che il lavoro forense e le attività sul territorio non sono concluse. La pubblicazione delle conclusioni ha provocato reazioni emotive nella famiglia della vittima che ha potuto infine vedere immagini e materiali collegati al caso.
La testimonianza della famiglia
Un parente diretto, Hassan al-Abbasi, ha confermato la drammatica scoperta in un video pubblicato sui social: la famiglia ha riconosciuto i propri figli in filmati connessi al principale sospettato di un massacro avvenuto nel 2013 in un quartiere di Damasco. Hassan ha riferito di aver finalmente visto le immagini, trovando però che i bambini erano già «martiri».
Il collegamento con il massacro di Tadamon
Parallelamente, il Ministero dell’Interno ha reso noto che le indagini hanno trovato elementi che collegano Amjad Youssef — figura nota dell’era al-Assad — alla morte dei figli di al-