Le trattative tra Stati Uniti e Iran su un possibile accordo legato al programma nucleare e alla stabilità regionale procedono in un clima di forte tensione e incertezza. Il presidente americano Donald Trump ha sottolineato la necessità di evitare accelerazioni che possano compromettere l’esito dei negoziati, mentre emergono richieste di modifiche ai testi già discussi e nuove pressioni su punti considerati strategici, come l’arricchimento dell’uranio e la sicurezza nello Stretto di Hormuz.
Secondo fonti internazionali, il processo resta aperto ma rallentato, con continui scambi tra le parti e una possibile intesa ancora in fase di definizione.
Negoziati con l’Iran e posizione della Casa Bianca
Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News e condotta da Lara Trump, il presidente americano Donald Trump ha descritto l’andamento dei colloqui con l’Iran come un processo complesso e dilatato nel tempo.
Ha affermato che “I negoziati procedono lentamente, ci vuole molto tempo. Non ho fretta”, sottolineando però che l’obiettivo dell’amministrazione resta chiaro: impedire a Teheran di dotarsi di un’arma nucleare e garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Trump ha spiegato di non avere urgenza nel chiudere un’intesa, aggiungendo: “Mi piacerebbe dire di avere fretta – perché i prezzi della benzina sono destinati a raddoppiare – ma se si va di fretta, non si conclude un buon affare”.
Nel corso dell’intervista ha insistito sull’idea che gli Stati Uniti mantengano un vantaggio negoziale, sostenendo che un eventuale accordo non soddisfacente rappresenterebbe un limite invalicabile: “se non dovessimo ottenere ciò che vogliamo, la faccenda si concluderà in un modo diverso”.
Il presidente ha inoltre descritto la propria strategia come un’attività continua di negoziazione reciproca, affermando: “È questo il mio mestiere: io negozio. Anche loro negoziano; sono negoziatori molto rapidi, sono astuti, ma alla fine siamo noi ad avere tutte le carte in mano”. In questo contesto ha richiamato anche la superiorità militare statunitense, sostenendo che alcune capacità iraniane sarebbero state drasticamente ridimensionate nel tempo.
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Parallelamente alle dichiarazioni pubbliche, fonti citate da Axios hanno riferito che Trump avrebbe chiesto modifiche sostanziali all’intesa preliminare discussa con la controparte iraniana durante una riunione nella Situation Room. L’obiettivo sarebbe quello di rafforzare in particolare le clausole relative al programma nucleare iraniano e alla gestione del materiale arricchito.
Secondo le informazioni circolate, il documento iniziale prevedeva un impegno generico da parte di Teheran a non sviluppare armi nucleari, accompagnato da un periodo di 60 giorni per definire dettagli tecnici come lo smaltimento delle scorte di uranio arricchito e le modalità di revoca delle sanzioni statunitensi. Le modifiche richieste da Trump riguarderebbero soprattutto la precisione operativa delle procedure di acquisizione del materiale nucleare e le tempistiche di attuazione, oltre a possibili revisioni sui passaggi legati alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il New York Times ha riportato che il presidente avrebbe inasprito i termini del possibile quadro negoziale, anche per esercitare pressione su Teheran e ottenere una risposta più rapida. Alcuni funzionari hanno inoltre evidenziato difficoltà nel raggiungere la Guida Suprema iraniana per l’approvazione del testo, elemento che potrebbe ulteriormente rallentare il processo. Tra i punti più sensibili vi sarebbe anche la questione dello sblocco dei fondi iraniani, già oggetto di critiche da parte dello stesso Trump in relazione a precedenti accordi sul nucleare.
Nonostante le tensioni, alcune fonti ritengono che un’intesa resti possibile nel breve termine, anche se i tempi rimangono incerti e dipendono dalle prossime risposte di Teheran.