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Guerra Iran-Usa, firma rinviata e Hormuz chiuso. Rubio: “Accordo possibile già oggi”

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I colloqui tra Iran e Usa restano in corso, ma le divergenze su punti cruciali stanno rallentando l'accordo e alimentando le tensioni.

La trattativa tra Stati Uniti e Iran resta al centro delle tensioni internazionali, con un possibile accordo ancora in bilico tra progressi diplomatici e forti divergenze su nucleare, sanzioni e asset congelati. Mentre i negoziati proseguono senza una firma imminente, lo scenario mediorientale rimane instabile e attraversato da nuove frizioni politiche e militari.

Medio Oriente sotto tensione: Libano e il ruolo di Israele

Anche il Libano rimane al centro della crisi regionale. Gli Stati Uniti hanno ribadito il proprio sostegno al governo libanese contro Hezbollah. In un messaggio pubblicato su X, Marco Rubio ha scritto che Washington sostiene “fermamente il governo legittimo del Libano nel suo impegno per ripristinare la propria autorità e costruire un futuro migliore per tutto il suo popolo”.

Rubio ha inoltre avvertito che “le minacce di violenza e di rovesciamento del governo da parte di Hezbollah non avranno successo” e che “l’era in cui un gruppo terroristico ha tenuto in ostaggio un’intera nazione sta volgendo al termine”.

Sul fronte israeliano, Rubio ha anche chiarito che qualunque accordo con Teheran non limiterà la capacità di difesa dello Stato ebraico.

Israele ha sempre il diritto di difendersi. Ogni Paese al mondo ha questo diritto”, ha dichiarato il segretario di Stato americano, aggiungendo che, se Hezbollah dovesse prepararsi a lanciare missili contro Israele, “Israele ha il diritto di reagire”. Intanto Trump ritiene che una possibile intesa con l’Iran potrebbe favorire nuovi equilibri diplomatici in Medio Oriente e incoraggiare altri Paesi arabi ad aderire agli Accordi di Abramo, aprendo la strada a una più ampia normalizzazione dei rapporti con Israele.

Slitta l’intesa Iran-Usa, Hormuz ancora chiuso. Rubio: “Accordo possibile già oggi”

La firma dell’intesa tra Iran e Stati Uniti è stata posticipata e, almeno per ora, lo Stretto di Hormuz resta chiuso. Sebbene i contatti diplomatici continuino senza sosta, permangono divergenze importanti che rallentano la conclusione dell’accordo. Donald Trump, dopo l’ottimismo mostrato nei giorni precedenti, ha invitato alla cautela dichiarando che “non c’è fretta, il tempo è dalla nostra parte”, mentre da Teheran arrivano avvertimenti sempre più espliciti. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, “nonostante alcuni colloqui, l’ostruzionismo statunitense persiste su alcune clausole dell’accordo, tra cui la questione dello sblocco dei beni iraniani congelati”. Per la Repubblica islamica si tratta di questioni “non ancora risolte” e, di conseguenza, “al momento c’è ancora la possibilità che non si raggiunga un accordo”.

Fonti statunitensi parlano comunque di un “accordo di principio” già raggiunto su alcuni aspetti fondamentali, tra cui lo smaltimento dell’uranio altamente arricchito e un possibile alleggerimento delle restrizioni economiche. Restano però da definire tempi e modalità operative. Teheran continua inoltre a chiedere la revoca delle sanzioni e il riconoscimento del diritto a un programma nucleare civile. Il portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, ha ribadito che “la palla è nelle mani degli americani” e che Washington deve accettare “la fine della guerra, il pagamento di un risarcimento e la revoca delle sanzioni”. Lo stesso Rezaei ha inoltre precisato: “Non abbiamo negoziato con l’America riguardo alle nostre scorte di uranio arricchito” e “non intendiamo possedere armi nucleari”.

Sul dossier nucleare, Trump mantiene una linea molto rigida e continua a sostenere che “l’Iran deve capire che non può avere l’arma atomica”. Il presidente americano ha inoltre difeso il possibile accordo distinguendolo nettamente da quello firmato durante l’amministrazione Obama: “Se dovessi fare un accordo con l’Iran, sarà un accordo buono e appropriato, non come quello fatto da Obama”. Intanto Marco Rubio continua a mostrarsi ottimista, sostenendo che “un accordo con Teheran è possibile già oggi”, anche se la Casa Bianca ritiene che serviranno ancora diversi giorni per ottenere il via libera definitivo da entrambe le parti. Secondo indiscrezioni, un nuovo round di colloqui potrebbe svolgersi a Islamabad il 5 giugno.