Nonostante le aspettative e le intense trattative diplomatiche delle ultime ore, Stati Uniti e Iran non hanno ancora raggiunto un accordo definitivo sulla guerra in Iran. La riunione convocata da Donald Trump alla Casa Bianca si è conclusa senza una decisione finale, mentre restano aperte diverse questioni chiave che continuano a rallentare il percorso verso un’intesa.
Guerra, sicurezza regionale e dialogo tra Israele e Libano
Parallelamente ai negoziati sul dossier iraniano, gli Stati Uniti stanno intensificando il proprio impegno diplomatico e militare in Medio Oriente. Al Pentagono si è svolto un incontro tra delegazioni militari israeliane e libanesi finalizzato a sostenere il percorso di sicurezza collegato ai colloqui di pace tra i due Paesi.
Il vicesegretario di Stato Elbridge Colby ha definito i colloqui “produttivi”, spiegando che le discussioni contribuiranno a delineare il successivo percorso politico guidato dal Dipartimento di Stato. Colby ha inoltre ribadito il sostegno americano alla sovranità del Libano e agli sforzi per rafforzare la stabilità dell’area.
Anche il Pentagono ha confermato che gli incontri si sono concentrati sulla costruzione di meccanismi concreti per la sicurezza regionale, evitando però di annunciare risultati specifici.
Le conclusioni emerse dai colloqui militari saranno utilizzate come base per i negoziati politici previsti nei prossimi giorni. Nel frattempo, sul terreno continuano le operazioni dell’esercito israeliano in Libano: secondo le informazioni disponibili, le forze dell’Idf hanno oltrepassato il fiume Litani e consolidato il controllo di alcune alture strategiche.
L’evoluzione della situazione regionale resta quindi strettamente legata sia agli sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran sia ai tentativi di costruire un quadro di sicurezza più stabile tra Israele e Libano.
Guerra Iran, nulla di fatto sullo stop: perché Trump non ha ancora firmato l’accordo
Le trattative tra Washington e Teheran proseguono, ma un accordo definitivo non è stato ancora raggiunto. Donald Trump ha ribadito le condizioni considerate imprescindibili dagli Stati Uniti: l’Iran dovrà rinunciare definitivamente alle armi nucleari, eliminare le proprie scorte di uranio arricchito, garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e consentire le operazioni di sminamento, senza ottenere nuovi finanziamenti da parte americana. Attraverso un messaggio pubblicato su Truth, il presidente statunitense ha sottolineato che “L’Iran deve accettare”. Tuttavia, secondo il New York Times, la riunione di circa due ore svoltasi nella Situation Room della Casa Bianca non ha prodotto una decisione conclusiva sul possibile accordo.
L’amministrazione americana ritiene di essere vicina a un’intesa, ma restano aperte alcune questioni delicate, tra cui lo sblocco dei fondi iraniani congelati in Qatar. Fonti citate dal New York Post affermano che Stati Uniti e Iran non sono mai stati così prossimi alla definizione di un memorandum d’intesa, mentre il Washington Times riferisce che una bozza di accordo sarebbe già stata predisposta. Da parte iraniana, il portavoce del ministero degli Esteri, Ismail Baghaei, ha precisato che “Lo scambio di messaggi tra Iran e Stati Uniti è ancora in corso e l’intesa non è stata ancora finalizzata”.
Sul fronte americano, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha indicato tre possibili sviluppi della crisi: “accordo, non accordo o azione cinetica”. Nel frattempo, la Casa Bianca mantiene una linea prudente: un funzionario ha dichiarato alla CNN che Trump accetterà esclusivamente un’intesa che rispetti le sue “linee rosse” e che sia vantaggiosa per gli interessi degli Stati Uniti. Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito che il presidente “è paziente nella ricerca di un accordo importante con l’Iran”, purché il risultato finale sia favorevole a Washington.