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Come il DFP 2026 chiede crescita e riforme per tutelare imprese e bilancio

Come il DFP 2026 chiede crescita e riforme per tutelare imprese e bilancio

Il DFP 2026 evidenzia una crescita contenuta e rischi sul debito: Confcommercio sollecita riforme strutturali e misure a sostegno delle imprese, mentre il governo cerca maggiore flessibilità in Europa

Il documento di finanza pubblica per il 2026 ha riacceso il dibattito sullo stato dell’economia italiana, mettendo al centro la questione della crescita e del debito pubblico. Le previsioni ufficiali indicano una crescita moderata intorno allo 0,6% per il biennio 2026-2027, un livello che molti osservatori giudicano insufficiente per ridurre il peso del debito o per colmare le vulnerabilità strutturali del Paese.

In audizione, Confcommercio ha ribadito che senza una strategia di riforme continuativa ogni percorso di riequilibrio rischia di rimanere fragile e lento.

Accanto ai numeri macro, emergono criticità specifiche per le imprese, in particolare per quelle piccole e piccolissime che compongono la maggior parte del tessuto produttivo italiano. Le proposte avanzate mirano a combinare prudenza nei saldi con misure che rilancino il potenziale produttivo: dal Fisco al credito, dal rilancio degli investimenti pubblici alla modernizzazione delle infrastrutture.

Sul piano europeo si sommano le difficoltà di ottenere flessibilità per far fronte alle emergenze energetiche, tema sul quale il governo è impegnato diplomaticamente.

Perché la crescita è la leva decisiva

Una crescita più sostenuta è l’unico meccanismo che, nel medio periodo, può alleggerire il rapporto tra debito e Pil. Il rapporto Debito-Pil è atteso intorno al 138,6% nel 2026 e al 138,5% nel 2027, cifre che richiedono attenzione perché restano molto oltre la soglia di riferimento europea.

Allo stesso tempo il rapporto Deficit-Pil segnalato da Eurostat e Istat si è attestato intorno al 3,1%, leggermente sopra la soglia del Patto di Stabilità; la differenza è riconducibile in parte al peso dei crediti edilizi. Questo quadro rende necessario un mix di politiche che favorisca l’espansione produttiva senza compromettere la credibilità fiscale dello Stato.

Impatto dei fattori esogeni

I fattori internazionali, a partire dal caro energia, continuano a condizionare il bilancio pubblico e la competitività delle imprese. Eventi geopolitici e shock logistici hanno aumentato i costi e reso più complicata la gestione fiscale. In questo contesto il governo sta cercando strumenti europei di flessibilità per finanziare misure di emergenza, ma la risposta dell’Unione è frammentata e soggetta alle riserve dei Paesi frugali.

Le riforme richieste da Confcommercio

Confcommercio chiede una strategia organica che vada oltre la semplice prudenza sui saldi e favorisca il dinamismo delle imprese. Tra le proposte emergono il rafforzamento della compliance fiscale tramite il Concordato Preventivo Biennale, la riduzione del cuneo fiscale, e l’estensione strutturale della detassazione sugli aumenti contrattuali e sui premi di produttività. Sul fronte delle imposte dirette si propone di estendere la riduzione dell’aliquota IRPEF fino ai redditi medi, con un tetto indicato fino a 60.000 euro, e di completare l’abolizione dell’IRAP oltre le sole persone fisiche e ditte individuali.

Credito e accesso per le piccole imprese

Preoccupa il fatto che la ripresa del credito escluda ancora le imprese con meno di 20 addetti, che rappresentano circa il 98% del tessuto produttivo. Confcommercio invoca il ripristino della graduazione delle garanzie del Fondo PMI alla configurazione del 2019 per sostenere chi ha più difficoltà nell’accesso ai finanziamenti. Sul piano operativo è indispensabile anche semplificare l’accesso alle misure pubbliche e migliorare la capacità degli enti locali di accompagnare progetti di investimento.

PNRR, infrastrutture e modernizzazione digitale

L’attuazione del PNRR resta un elemento centrale per la prospettiva di crescita: quasi la totalità dei progetti risulta avviata o conclusa, ma permangono ostacoli sistemici nella pubblica amministrazione e nelle procedure di monitoraggio. Confcommercio sottolinea la necessità di stabilizzare il personale, rendere pienamente interoperabili i sistemi di controllo e potenziare gli enti locali. Politiche per l’energia, il trasporto e il digitale sono considerate prioritarie: tra le proposte l’accesso diffuso all’intelligenza artificiale per le PMI tramite formazione e strumenti concreti, e l’estensione dei crediti d’imposta su carburanti anche al GNL e al trasporto marittimo.

In sintesi, il DFP 2026 fotografa un quadro prudente ma insufficiente a garantire stabilità duratura: serve un piano di riforme che combini misure fiscali mirate, facilitazioni al credito per le piccole imprese, investimenti infrastrutturali e una forte azione diplomatica in Europa per ottenere la flessibilità necessaria a fronteggiare le emergenze. Solo così sarà possibile tradurre la prudenza dei saldi in un vero rilancio del potenziale di crescita del Paese.