> > Commercio con gli insediamenti israeliani: l'UE cerca una soluzione

Commercio con gli insediamenti israeliani: l'UE cerca una soluzione

Commercio con gli insediamenti israeliani: l'UE cerca una soluzione

L'UE è divisa sul divieto di commercio con gli insediamenti israeliani. Scopri le posizioni dei vari paesi e le possibili soluzioni.

L’Unione Europea si trova di fronte a una sfida complessa: come regolamentare il commercio con gli insediamenti israeliani considerati illegali secondo il diritto internazionale. La questione è al centro di un acceso dibattito tra i ministri degli esteri dei paesi membri, con posizioni contrastanti che rischiano di rallentare qualsiasi decisione concreta.

Il ministro degli esteri belga Maxime Prévot, ha criticato duramente la Commissione Europea per aver presentato un documento che definisce “insufficiente” e privo di misure concrete.

Secondo Prévot, il documento è solo un modo per “dare qualcosa da masticare” ai paesi membri senza affrontare realmente il problema.

Le opzioni sul tavolo

Il documento della Commissione Europea, visto da POLITICO propone tre opzioni per limitare il commercio con gli insediamenti israeliani: tariffe proibitive un sistema di licenze di importazione e un divieto parziale o totale delle importazioni.

Tuttavia, queste proposte non soddisfano le richieste di alcuni paesi, come Belgio, Paesi Bassi, Spagna e Irlanda, che chiedono misure più decise.

La ministra degli esteri estone Kaja Kallas, ha dichiarato che la situazione degli insediamenti deve essere affrontata e ha sostenuto la posizione del Servizio Giuridico del Consiglio Europeo che ritiene che le tariffe sugli insediamenti siano misure commerciali e non sanzioni.

Questo è un punto cruciale, perché le misure commerciali richiedono solo una maggioranza qualificata mentre le sanzioni necessitano dell’unanimità.

Le posizioni dei paesi membri

La Spagna ha già vietato bilateralmente le importazioni dagli insediamenti e il ministro degli esteri spagnolo, José Manuel Albares Bueno, ha affermato che l’UE dovrebbe fare lo stesso. Anche i ministri degli esteri dei Paesi Bassi hanno chiamato a un arresto del commercio con gli insediamenti.

Tuttavia, non tutti i paesi sono d’accordo. La Germania ad esempio, preferisce l’opzione dell’unanimità, rendendo più difficile raggiungere un accordo. Questo ha portato alcuni diplomatici a sospettare che la Commissione Europea stia usando “tattiche di ritardo” per evitare decisioni immediate.

Il contesto internazionale

La discussione sull’UE arriva in un momento di tensione crescente nella regione. La Corte Internazionale di Giustizia ha emesso un parere nel 2026 in cui chiede a Israele di porre fine alla sua occupazione dei territori palestinesi “il più rapidamente possibile”. La corte ha anche affermato che gli stati devono “prendere provvedimenti per prevenire il commercio o gli investimenti che assistono nel mantenimento della situazione illegale creata da Israele nei territori palestinesi occupati”.

Più di 100 studiosi di diritto hanno scritto alla Commissione Europea per affermare l’obbligo giuridico internazionale dell’UE di porre fine al commercio con gli insediamenti. Ignacio García Bercero, un ex alto funzionario del commercio della Commissione, ha dichiarato che “l’unico modo per garantire il rispetto del parere della Corte Internazionale di Giustizia è un divieto di commercio con gli insediamenti illegali”.

Nonostante la pressione, l’UE non sembra pronta a prendere decisioni immediate. La prossima riunione dei ministri degli esteri in formato decisionale è prevista per ottobre, e le elezioni israeliane previste per il 27 ottobre potrebbero ulteriormente complicare la situazione.

La strada verso una soluzione unanime sembra ancora lunga e tortuosa.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app