> > Controversia su Vertigine: accuse di copia e la replica di Simone Alliva

Controversia su Vertigine: accuse di copia e la replica di Simone Alliva

Controversia su Vertigine: accuse di copia e la replica di Simone Alliva

Simone Alliva prende la parola dopo le accuse di Selvaggia Lucarelli: tra somiglianze testuali con un pezzo del 2017 e la promessa di correggere le fonti, resta aperto il dibattito sul confine tra inchiesta e rielaborazione

La pubblicazione del libro Vertigine ha generato un acceso confronto pubblico quando la giornalista Selvaggia Lucarelli ha evidenziato somiglianze con un articolo pubblicato nel 2017 su HuffPost USA firmato da Michael Hobbes. La segnalazione, rilanciata attraverso la newsletter ValeTutto, ha portato alla luce passaggi testuali, riferimenti bibliografici e presunte testimonianze molto simili a quelle già rese note dall’articolo americano, con cambi di nomi e luoghi nella versione italiana.

In poche ore la questione è diventata un caso mediatico che riguarda non solo l’autore ma anche la casa editrice e il modo in cui vengono citate le fonti.

Dal canto suo, il giornalista e attivista Simone Alliva ha scelto di rispondere pubblicamente con una lunga serie di slide sui social, affermando che alcune sezioni derivano da materiali già pubblicati su HuffPost USA e che si è trattato di una svista nella fase finale di revisione che ha escluso l’inserimento di un riferimento bibliografico specifico.

Alliva, noto per i suoi lavori su temi LGBT+ e autore di titoli come Caccia all’Omo (2026), ha sottolineato la natura mista del suo libro, definito come intreccio di inchiesta e racconto personale, e ha annunciato l’intenzione di correggere le edizioni future.

L’accusa e i riscontri emersi

Secondo la ricostruzione pubblica di Selvaggia Lucarelli, le parti contestate non sarebbero semplici analogie ma riprese testuali con identici virgolettati, strutture e tesi, con il solo cambio di nomi (ad esempio Jeremy tradotto in Renato) e di città (da Seattle a Roma, da San Francisco a Milano).

Lucarelli ha contestato anche l’uso imperfetto di strumenti di traduzione automatica come Google Translate, che avrebbe prodotto passaggi goffi mantenendo però congruenze significative con il testo originale. A questo si è aggiunta l’osservazione su una copertina somigliante a un libro di Giuseppe Burgio pubblicato nel 2026, alimentando ulteriori dubbi sul processo creativo e di editing.

Elementi documentali e testimonianze

Altri giornalisti hanno contribuito al dibattito ricordando episodi passati: Carlo Canepa ha dichiarato di aver notato in precedenza somiglianze tra lavori suoi e testi di Alliva. Questi riferimenti hanno fatto emergere un quadro in cui la controversia non è solo isolata al volume Vertigine, ma sembra inserirsi in una più ampia discussione sul rispetto delle fonti, sulla trasparenza delle citazioni e sul confine tra ispirazione e appropriazione. L’attenzione pubblica si è concentrata anche sulla tempistica, con la segnalazione che ha portato l’autore e la casa editrice a concordare modifiche in vista di eventuali ristampe.

La difesa di Alliva e la versione dell’autore

Nel suo intervento Alliva ha ammesso l’errore definendolo grave ma non intenzionale, spiegando che molte delle storie presenti in Vertigine nascono dall’incrocio tra letture, ricerche e testimonianze raccolte in Italia. Ha precisato che, nonostante la presenza di una bibliografia ampia, un singolo articolo non è stato inserito per una dimenticanza durante la fase finale di revisione, e ha promesso di integrare le fonti nelle prossime edizioni. Ha inoltre fatto riferimento a una lunga gestazione del libro, a versioni molteplici e a file persi, elementi che secondo lui possono spiegare la sovrapposizione di ricordi e letture.

Rinvio della presentazione e futuro editoriale

Alla luce delle contestazioni Alliva ha comunicato il rinvio della presentazione prevista presso una libreria di Milano, indicando la volontà di chiarire prima di proseguire con eventi promozionali. L’autore ha inoltre invitato a non far sovrastare il dibattito sulle modalità dell’inchiesta ai temi trattati nel libro, chiedendo che la discussione rimanga focalizzata sulle questioni sociali affrontate dal testo. La casa editrice, coinvolta nella gestione della crisi, ha concordato con l’autore la necessità di intervenire sui testi qualora le verifiche confermino omissioni o imprecisioni nelle citazioni.

Reazioni pubbliche e implicazioni per il giornalismo

La vicenda solleva interrogativi sul rigore nella citazione delle fonti e sui limiti tra inchiesta e narrazione autobiografica. Critici e colleghi chiedono trasparenza e rapidità nelle correzioni quando emergono omissioni documentabili, mentre parte del pubblico sottolinea come l’errore umano non escluda responsabilità editoriale. L’eco data dalla segnalazione di Selvaggia Lucarelli ha trasformato una questione bibliografica in una discussione più ampia sulla credibilità, sull’uso degli strumenti digitali per la ricerca e sulla cura del processo di editing, con possibili conseguenze sulle prassi redazionali future.

Resta aperta la verifica puntuale dei fatti: le parti hanno esposto le loro versioni pubbliche e la comunità editoriale seguirà gli sviluppi, aspettandosi correzioni chiare se le omissioni dovessero risultare confermate. Nel frattempo il confronto ha già prodotto un dibattito importante su come costruire reportage e narrativa rispettando le fonti e mantenendo la fiducia dei lettori.