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Dl ponte approvato al Senato: cosa contiene e quali sono le prossime tappe

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Il Senato ha approvato il decreto ponte con 95 voti favorevoli: dentro ci sono il Ponte sullo Stretto, il Mose, la riorganizzazione dei commissari e la centralità del Mit

Il Senato ha dato il via libera al cosiddetto Decreto ponte con un voto di fiducia, sancito il 29 aprile 2026 con 95 voti a favore, 58 contrari e un astenuto. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’11 marzo 2026 ed entrato in vigore il 12 marzo 2026, è un testo ombrello che raccoglie disposizioni urgenti su commissari straordinari, concessioni e interventi strategici, e ora dovrà essere esaminato dalla Camera il 5 maggio 2026 per la conversione in legge entro il 10 maggio.

Che cosa contiene il decreto e perché è centrale

Nel decreto-legge confluiscono misure eterogenee: dal rilancio del progetto del Ponte sullo Stretto al riassetto della governance del Mose, passando per la proroga e la razionalizzazione dei commissari per opere come il Gran Sasso e le autostrade A24-A25. L’obiettivo dichiarato è velocizzare procedure e ridurre la frammentazione decisionale, ricondurre alcuni dossier sotto la regia del Mit e rafforzare la capacità di interlocuzione con Bruxelles.

Il testo viene presentato come una risposta alla necessità di armonizzare le scadenze e i controlli sulle opere considerate strategiche per il paese.

Il nodo del Ponte sullo Stretto

L’articolo 1 è il cuore politico e tecnico dell’intervento sul Ponte sullo Stretto. La scelta del governo è stata di non nominare un super-commissario, ma di riportare la regia al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Mit), con una roadmap precisa che prevede l’aggiornamento del piano economico-finanziario, nuovi passaggi istruttori, l’acquisizione di pareri tecnici e una nuova delibera del CIPESS.

Il testo punta a mettere ordine negli atti esistenti per rispondere ai rilievi della Corte dei conti e a limitare il rischio di contestazioni nella fase autorizzativa.

Iter procedurale e garanzie

Nel dispositivo si enfatizza la necessità del controllo preventivo di legittimità da parte della Corte dei conti prima di sottoscrivere atti aggiuntivi alla convenzione. Sono previsti anche pareri tecnici e il coinvolgimento del Consiglio superiore dei lavori pubblici, oltre al dialogo strutturato con la Commissione europea sui profili ambientali, concorrenziali e appalti. L’intento è di rendere il fascicolo più solido dal punto di vista giuridico, ma a questo si accompagnano le osservazioni dell’ANAC sulla necessità, secondo l’Autorità, di valutare l’ipotesi di una nuova gara per evitare problemi di compatibilità e potenziali aumenti di costo.

Riorganizzazione dei commissari e interventi su altre opere

Il testo riorganizza la galassia commissariale: per il Gran Sasso e per le autostrade A24-A25 sono previste proroghe e una concentrazione delle funzioni in strutture più unitarie; per Anas il decreto conferisce poteri commissariali all’amministratore delegato Claudio Andrea Gemme, con deleghe possibili alle strutture territoriali. Sulle ferrovie, il management di RFI viene investito di poteri commissariali per raccordi e interventi complementari al Ponte, con l’amministratore delegato Aldo Isi indicato come figura di riferimento per garantire coerenza progettuale e operativa.

Priorità operative

Nel perimetro rientrano lavori come il potenziamento della linea alta velocità Napoli-Bari e gli interventi sulla direttrice Palermo-Catania-Messina: l’idea è di superare la frammentazione dei cantieri affidando la regia a soggetti con responsabilità chiare. Il modello mantiene elementi del commissariamento per accelerare tempi e procedure, ma punta a inserirli all’interno di una governance più ordinaria e coordinata con il Mit.

Mose, contrasti istituzionali e prossime tappe

Il decreto chiarisce anche la natura giuridica del Mose, acquisendo il sistema al patrimonio indisponibile dello Stato e affidandolo in uso all’Autorità per la Laguna di Venezia, che diventa inoltre stazione appaltante qualificata. Sul piano istituzionale restano però tensioni: l’ANAC ha espresso dubbi sulla mancanza di un progetto esecutivo unitario e sulla necessità di garanzie antimafia e di trasparenza nei subappalti, mentre la maggioranza interpreta il provvedimento come un atto per sbloccare cantieri considerati strategici.

Il voto al Senato conferma un risultato politico significativo ma non stempera le obiezioni tecniche. Dopo l’esame alla Camera il 5 maggio 2026, il decreto dovrà essere convertito in legge entro il 10 maggio: nelle settimane che separano le Camere dal traguardo si giocherà il bilanciamento tra velocità delle procedure e rafforzamento delle garanzie richieste dagli organi di controllo e dall’Unione Europea.