Nella notte, a ovest di Creta, la Marina israeliana ha intercettato in acque internazionali la Global Sumud Flotilla, una missione civile diretta a Gaza con aiuti umanitari. L’operazione, che secondo diverse fonti ha coinvolto decine di imbarcazioni e centinaia di attivisti, ha provocato momenti di tensione in mare e acceso un immediato dibattito sulla legittimità dell’intervento e sulla sicurezza delle persone a bordo.
Global Sumud Flotilla verso Gaza intercettata nella notte dalla Marina israeliana
Nel Mediterraneo si sarebbe verificato un intervento su larga scala da parte della Marina israeliana nei confronti della Global Sumud Flotilla, una missione civile diretta verso Gaza con aiuti umanitari e con l’obiettivo dichiarato di contestare il blocco navale. Secondo alcune fonti, le imbarcazioni fermate sarebbero almeno 22, mentre media israeliani parlano di circa 50 natanti con a bordo oltre 400 attivisti.
L’operazione è avvenuta a ovest di Creta, in acque internazionali e a centinaia di chilometri dalla Striscia di Gaza, segnando una modalità diversa rispetto a precedenti interventi, che avvenivano più vicino alle coste. Le autorità israeliane avrebbero giustificato la scelta con le dimensioni della flottiglia — oltre cento navi e circa mille persone — ritenendo necessario intervenire con anticipo.
Video diffusi sui social mostrano momenti concitati: equipaggi con le mani alzate, militari armati che salgono a bordo e comunicazioni interrotte. Secondo gli attivisti, “Le nostre imbarcazioni sono state avvicinate da motoscafi militari… puntando laser e armi d’assalto semiautomatiche”, mentre alcune unità avrebbero ricevuto l’ordine di radunarsi a prua e assumere posizioni di sicurezza. In più casi è stato lanciato un segnale di emergenza e si sono persi i contatti con diverse barche, almeno undici secondo alcune testimonianze. I dati di tracciamento indicano che la flottiglia si trovava nei pressi dell’isola di Creta, mentre alcune imbarcazioni hanno cercato di allontanarsi dirigendosi verso sud.
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Global Sumud Flotilla verso Gaza intercettata nella notte: “Civili rapiti, è pirateria”
Le organizzazioni coinvolte nella missione hanno espresso dure critiche, definendo l’intervento una violazione del diritto internazionale e un’escalation senza precedenti. “Imbarcazioni civili disarmate, a centinaia di chilometri da Israele, vengono circondate e minacciate con le armi”, ha dichiarato Gur Tsabar, mentre la flottiglia ha parlato apertamente di “pirateria” e di “sequestro illegale di esseri umani in alto mare”. In una nota si legge anche: “Le azioni di Israele di questa sera segnano una escalation pericolosa e senza precedenti”, con l’accusa di operare “con totale impunità, ben oltre i propri confini”. Gli attivisti hanno ribadito che “Il silenzio in questo momento equivale a una totale complicità”, chiedendo ai governi di intervenire per proteggere i civili a bordo.
Dalle testimonianze emerge inoltre la natura dichiaratamente pacifica dell’iniziativa. “Eravamo diretti per un’azione non violenta di protesta… l’azione voleva essere pacifica e mirava a denunciare il traffico di armi”, ha raccontato un attivista italiano, spiegando che parte della mobilitazione riguardava anche una nave commerciale partita da Genova e diretta ad Haifa con un carico ritenuto sensibile. Tuttavia, la versione israeliana attribuisce la responsabilità dell’iniziativa a una provocazione legata a interessi politici, sostenendo che l’operazione fosse connessa a gruppi ostili e finalizzata a ostacolare processi diplomatici in corso.
Nel frattempo, cresce la pressione internazionale: il governo italiano ha attivato l’Unità di Crisi e le ambasciate a Tel Aviv e Atene per chiarire la situazione e garantire la sicurezza dei connazionali, mentre si moltiplicano gli appelli per un intervento immediato a tutela dei diritti dei civili coinvolti.
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