Negli Stati Uniti il presidente Donald Trump ha annunciato che un accordo con l’Iran è «più o meno del tutto concluso», indicando una firma «molto presto» e la possibile rappresentanza del vicepresidente Vance in Europa nel fine settimana. Dall’altra parte, le autorità di Teheran hanno negato che sia stata approvata qualsiasi bozza di intesa, respingendo l’idea che esista un testo concordato.
L’aggiornamento incide sul quadro regionale e finanziario, alimentando aspettative e incertezze su un possibile cessate le ostilità o su limiti a programma nucleare e attività militari. Restano interrogativi sulla natura dell’intesa, mentre i mercati hanno reagito a segnali di de-escalation. Ultimo aggiornamento: 11 giugno 2026.
Dichiarazioni di Trump e smentite da Teheran
Trump ha affermato che «firmeremo molto presto l’accordo», indicando che luogo e data sarebbero stati comunicati a breve e collegando la svolta al fatto di avere annullato attacchi programmati contro l’Iran.
Il presidente ha aggiunto che «i punti finali sono stati approvati da tutte le parti coinvolte», citando Stati Uniti, IsraeleArabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Il riferimento alla presenza del vicepresidente Vance in Europa ha suggerito una fase operativa dei contatti.
Teheran ha negato con toni netti. Canali vicini ai pasdaran hanno affermato che «non è stata approvata nessuna bozza di intesa o memorandum iniziale con gli Usa».
Anche la televisione di Stato iraniana ha contestato il quadro prospettato dall’amministrazione americana, ridimensionando l’ipotesi di una firma imminente. Le smentite hanno preso di mira l’idea di una convergenza finale già maturata.
Effetti su mercati e navigazione nello Stretto di Hormuz
Le indicazioni di una possibile intesa hanno prodotto riflessi immediati sui mercati. A New York, il petrolio ha chiuso in calo del 2,58% a 87,71 dollari al barile, segnalando aspettative di minori rischi di interruzione dell’offerta. Gli indici azionari hanno registrato un miglioramento: il Dow Jones è salito dell’1,64% a 50.717,11 punti, il Nasdaq dell’1,68% a 25.589,48 e lo S&P 500 dell’1,28% a 7.361,30 punti. I movimenti hanno riflesso un parziale allentamento dei timori geopolitici.
Sul fronte marittimo, il Comando Centrale Usa (Centcom) ha ribadito che lo Stretto di Hormuz «rimane aperto al transito» e che sono state stabilite «rotte sicure per le navi commerciali». Le autorità hanno precisato che le rotte sono accessibili alle navi che non violano il blocco imposto all’Iran. Nel contempo, attori regionali hanno continuato a segnalare tensioni e rischi per il transito commerciale, a conferma di un contesto operativo ancora sensibile.
Mediazioni regionali, viaggi presidenziali e reazioni politiche
Nei contatti informali hanno avuto un ruolo i mediatori del Qatar e del Pakistan. L’inviato di Doha è rimasto in dialogo con funzionari iraniani per cercare un testo condiviso, mentre fonti diplomatiche hanno riferito di valutazioni in corso da parte delle parti coinvolte. La decisione finale, nel sistema iraniano, richiede l’avallo di vertici istituzionali non ancora intervenuti in modo definitivo, elemento che ha lasciato il dossier in bilico.
Gli spostamenti sulla diplomazia presidenziale hanno inciso sulla percezione internazionale. Il 25 aprile il presidente ha annullato la trasferta prevista a Islamabadmotivando la scelta con la necessità di non sprecare ulteriore tempo e con riferimenti alle difficoltà nella leadership di Teheran. La decisione ha avuto ripercussioni su incontri bilaterali programmati con il Pakistan e ha richiesto ripianificazioni a livello ministeriale, segnalando una concentrazione di risorse sui negoziati con l’Iran.
Una visita in Chinainizialmente prevista a fine marzo e riprogrammata per metà maggio, è stata a sua volta rinviata a causa della situazione legata al confronto con l’Iran. La missione avrebbe avuto valenza economica e geopolitica; il rinvio ha mostrato come le priorità estere siano state ricalibrate in funzione degli sviluppi mediorientali. Resta da definire quando e come gli incontri saranno ripristinati, in relazione all’evoluzione dei colloqui.
Nell’arena politica interna iraniana, il presidente della Commissione Sicurezza nazionale del parlamento ha avvertito che azioni «sconsiderate» da parte statunitense riceverebbero una «risposta storica». Il presidente del parlamento e capo negoziatore ha ammonito che scelte impulsive potrebbero «far saltare i mercati», aggravando la situazione. Sul fronte regionale, esponenti israeliani hanno espresso sorpresa per l’ipotesi di un’intesa imminente, sottolineando l’assenza di un’approvazione ufficiale conosciuta.
Negli Stati Uniti, il contesto politico ha aggiunto un ulteriore livello di complessità. Il 22 marzoun episodio legato alla figura di Robert Mueller e alle indagini sulla collusione con la Russia ha innescato dure critiche verso il presidente, alimentando un clima di polarizzazione con i Democrats. In questo quadro, i messaggi sulla «pace imminente» con l’Iran hanno avuto anche una funzione di rassicurazione verso l’opinione pubblica e gli investitori, pur senza chiarire se l’intesa comprenderà limiti formali al programma nucleare iraniano.
Rimangono da definire i termini esatti dell’eventuale accordo, inclusi perimetro, verifiche e tempistiche. Le dichiarazioni hanno prospettato una firma «molto presto», ma le smentite di Teheran hanno ridimensionato le aspettative di una chiusura immediata. Il quadro operativo resta quindi aperto, con mediazioni in corsorotte marittime sotto osservazione e mercati sensibili a ogni segnale di accelerazione o stallo.
