Un forte terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito il sud delle Filippine, causando vittime, feriti e gravi danni agli edifici. Il sisma, avvertito in diversi Paesi dell’area del Pacifico, ha fatto scattare anche un’allerta tsunami, successivamente rientrata, mentre proseguono le operazioni di soccorso nelle zone più colpite.
Violento terremoto di magnitudo 7.8 nelle Filippine: morti, feriti e allerta tsunami
Un violento terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito il tratto di mare a sud dell’isola di Mindanao, nelle Filippine meridionali, causando vittime, centinaia di feriti e ingenti danni alle infrastrutture. La scossa principale, registrata a una profondità compresa tra 55 e 67 chilometri, è stata seguita da forti repliche che hanno aumentato il clima di paura tra la popolazione.
Le conseguenze più gravi si sono registrate nell’area di General Santos City e nella vicina provincia di Sarangani, dove numerosi edifici residenziali e strutture pubbliche hanno riportato danni rilevanti o sono crollati. I soccorritori sono intervenuti immediatamente nelle zone più colpite per cercare eventuali dispersi e prestare assistenza agli abitanti coinvolti. Il bilancio delle vittime e dei feriti è variato nelle prime ore successive all’evento, mentre le autorità hanno continuato a raccogliere dati e verificare l’entità dei danni.
Stando alle indiscrezioni riportate da Mediaset Tgcom24 ci sarebbero almeno otto vittime e oltre 200 feriti.
A descrivere la gravità della situazione è stato il sergente maggiore Robert Dagon della polizia locale, che ha dichiarato: “Molti palazzi residenziali sono stati colpiti dal terremoto, siamo impegnati nelle operazioni di soccorso“. Le autorità filippine hanno inoltre invitato la popolazione a evitare l’accesso agli edifici lesionati, poiché il rischio di ulteriori cedimenti strutturali rimane elevato.
Violento terremoto di magnitudo 7.8 nelle Filippine: revocate dopo alcune ore le allerte per le onde anomale
Oltre agli effetti diretti del terremoto, il sisma ha fatto scattare un’estesa allerta tsunami che ha interessato diversi Paesi dell’area del Pacifico, tra cui Indonesia, Malaysia, Taiwan e Giappone. In Indonesia sono state adottate misure preventive nelle regioni considerate più esposte, con l’evacuazione di alcune comunità costiere e l’invito ai residenti a raggiungere rapidamente aree sopraelevate. Le previsioni iniziali ipotizzavano onde fino a tre metri lungo alcune coste filippine e fino a un metro nei Paesi vicini, alimentando forte preoccupazione tra le autorità. Tuttavia, con il passare delle ore, la situazione è apparsa meno critica del previsto.
L’Agenzia indonesiana di Meteorologia, Climatologia e Geofisica (BMKG) ha revocato l’allerta circa quattro ore e mezza dopo la sua emissione, mentre le onde registrate sono risultate inferiori alle stime iniziali. Sull’isola di Sangihe è stato osservato l’innalzamento del livello del mare più significativo, pari a circa 75 centimetri, senza però provocare danni diffusi.
Nonostante il progressivo rientro dell’emergenza tsunami, la situazione nelle Filippine resta complessa: le operazioni di soccorso sono ancora in corso e il numero delle vittime potrebbe aumentare man mano che verranno raggiunte le aree più isolate.
Earthquake in General Santos City, The Philippines on June 8, 2026 pic.twitter.com/ye8LHYwVzB
— Noypi (@noypistuff) June 8, 2026
