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Corte d'Appello assolve Lucarelli Jr e Apolloni: le ragioni e i possibili sviluppi

Corte d'Appello assolve Lucarelli Jr e Apolloni: le ragioni e i possibili sviluppi

La Corte d'Appello di Milano ha cancellato le condanne emesse in primo grado: tensione in aula, reazioni dei familiari e possibile ricorso della Procura generale

La Corte d’Appello di Milano, con una decisione pronunciata il 23 aprile 2026, ha assolto con formula piena i due calciatori Mattia Lucarelli e Federico Apolloni e i tre coimputati dall’accusa di violenza sessuale di gruppo. La sentenza, che ha dichiarato il fatto non sussiste, ha ribaltato il verdetto emesso in primo grado e ha provocato forti reazioni in aula: abbracci tra gli imputati e i loro familiari e scene di tensione esterna.

Il processo in appello si è svolto dopo una lunga fase giudiziaria che aveva visto condanne in abbreviato e provvedimenti restrittivi. La decisione di assoluzione arriva in un contesto già mediatico, con elementi di prova discussi nel corso delle udienze e la prospettiva di possibili nuove impugnazioni da parte della Procura generale una volta depositate le motivazioni.

Il percorso processuale

La vicenda ha radici nella denuncia di una studentessa statunitense riguardante fatti avvenuti nella notte tra il 26 e il 27 marzo 2026. In primo grado, con rito abbreviato, il giudice aveva inflitto pene variabili: 3 anni e 7 mesi per Lucarelli e Apolloni e provvedimenti inferiori per gli altri tre imputati. Nelle fasi investigative erano stati eseguiti arresti e misure cautelari con collocamento ai domiciliari nel gennaio 2026, e si era svolto un incidente probatorio volto a cristallizzare la versione della parte offesa.

Accuse, prove e decisioni del primo grado

Le indagini, coordinate dalla Procura, avevano preso in esame intercettazioni e materiali multimediali estratti dai telefoni, oltre alla testimonianza cristallizzata con l’atto dell’incidente probatorio. In sede di motivazione del primo grado, depositata nel settembre 2026, il giudice aveva descritto un comportamento collettivo finalizzato a ottenere il consenso della persona offesa in uno stato di alterazione. La difesa, invece, aveva contestato quell’interpretazione sostenendo la natura consenziente di alcuni rapporti e producendo consulenze medico-legali per supportare la propria tesi.

La sentenza d’appello e le motivazioni attese

La Corte d’Appello ha riformato le decisioni precedenti e ha assolto tutti gli imputati con la formula perentoria che indica la non sussistenza del fatto. Il collegio ha pronunciato il verdetto dopo un processo d’appello caratterizzato da numerose udienze e da una camera di consiglio protrattasi oltre l’orario previsto per la lettura della sentenza. Le motivazioni della Corte saranno depositate nei prossimi 90 giorni e potranno chiarire i profili relativi allo stato di alterazione della vittima e al dolo degli imputati.

Possibile ricorso e conseguenze legali

Alla pubblicazione delle motivazioni la Procura generale potrà valutare l’impugnazione dell’assoluzione; il quadro processuale resta quindi aperto. Al tempo stesso, la sentenza ha cancellato le condanne emesse in abbreviato e comporta l’immediata cessazione degli effetti penali per gli imputati. La difesa ha già espresso soddisfazione, mentre l’accusa potrà decidere il da farsi in base alle argomentazioni che la Corte fornirà entro i termini di legge.

Reazioni pubbliche e riflessioni finali

All’uscita dall’aula i familiari hanno espresso gioia e sollievo: il padre di Mattia Lucarelli, presente per tutto il processo, ha avuto uno sfogo nei confronti dei giornalisti e ha mostrato la sua esultanza in modo plateale. Dall’altra parte, la vicenda lascia interrogativi sul ruolo dei media, sul peso delle indagini preventive e sulle conseguenze reputazionali per chi è stato coinvolto in procedimenti tanto sensibili. Il bilancio pubblico e personale di questa vicenda resterà legato alle motivazioni formali che la Corte d’Appello renderà note nei prossimi mesi.