In un angolo remoto della Sardegna, un gruppo di ricercatori sta lavorando a una scoperta che potrebbe cambiare il futuro dell’esplorazione spaziale. La spirulina un’alga ricca di nutrienti, potrebbe diventare il cibo principale per gli astronauti che un giorno colonizzeranno Marte.
Il progetto, nato dalla collaborazione tra l’Università di Cagliari l’Università di Sassari il Centro di Ricerche, Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna (Crs4) il Distretto Aerospaziale della Sardegna (DASS) e l’azienda Tolo Green ha ottenuto un riconoscimento internazionale con il brevetto depositato nell’.
Il brevetto che simula le condizioni marziane
Il cuore dell’innovazione è un processo che permette di simulare sulla Terra le condizioni di gravità ridotta presenti su Marte. Utilizzando un clinostato modificato, i ricercatori sono riusciti a riprodurre l’atmosfera marziana, aprendo nuove possibilità per la ricerca scientifica e per le future missioni umane sul Pianeta Rosso.
Il professor Alessandro Concas docente associato del Dipartimento di Ingegneria meccanica, chimica e dei materiali dell’Università di Cagliari, e il ricercatore Giacomo Fais hanno giocato un ruolo cruciale nello sviluppo del progetto. Il coordinamento è stato affidato al professor Giacomo Cao presidente del DASS.
La spirulina: il cibo del futuro
La spirulina, scientificamente conosciuta come Arthrospira platensis è un cianobatterio fotosintetico che cresce in acqua e produce una biomassa ricca di proteine, pigmenti, minerali e altri nutrienti.
Già utilizzata nell’alimentazione umana, questa microalga è considerata un cibo del futuro grazie alla sua efficienza e al suo elevato valore nutrizionale.
La NASA studia la spirulina da anni come possibile fonte di nutrienti per le missioni spaziali di lunga durata. Nel 2026 la spirulina è stata trasportata sulla Stazione Spaziale Internazionale nell’ambito dell’esperimento giapponese Space Surface Spirulina che ne studia nuove modalità di coltivazione.
La produzione di spirulina in Sardegna
In Sardegna, ci sono due impianti di produzione di spirulina, situati a Milis e ad Arborea nell’Oristanese. Questi impianti hanno giocato un ruolo fondamentale nelle attività di ricerca che hanno portato al deposito del brevetto, creando un collegamento virtuoso tra produzione industriale e ricerca scientifica.
Il ceppo utilizzato nei primi esperimenti proveniva proprio dall’impianto di Arborea. La Sardegna, quindi, non solo dispone di competenze scientifiche, ma anche di esperienze produttive e tecnologiche che hanno favorito la collaborazione tra le varie istituzioni coinvolte.
Perché coltivare spirulina su Marte?
Una permanenza umana su Marte richiederà un’autonomia evidente rispetto agli approvvigionamenti provenienti dalla Terra. Trasportare continuamente cibo e materiali sarebbe impraticabile e molto costoso. L’obiettivo è produrre sul posto una parte delle risorse necessarie agli astronauti, recuperando ciò che è già disponibile nell’ambiente marziano e riciclando gli scarti dell’equipaggio.
La coltivazione della spirulina avverrebbe in fotobioreattori collocati all’interno di ambienti protetti, riscaldati e pressurizzati, non direttamente sulla superficie del pianeta, esposta a condizioni fisiche estreme.
Il processo brevettato
Il brevetto non riguarda solo l’individuazione del terreno di coltura più adatto per la crescita della spirulina. Il processo protetto comprende un fotobioreattore inserito in una camera trasparente e sigillata, dotata di strumenti per controllare la composizione del liquido di coltura e la pressione dell’anidride carbonica al suo interno, che simula l’atmosfera marziana.
La camera viene ancorata su un clinostato che, attraverso precise e controllate rotazioni dei suoi bracci, consente di replicare le condizioni gravitazionali marziane. Il processo brevettato permette di combinare e controllare gravità, atmosfera, pressione, illuminazione e temperatura, simulando le condizioni marziane e lunari.
Inoltre, il suo utilizzo non è limitato alla spirulina, ma può essere impiegato per studiare e analizzare il comportamento in condizioni extraterrestri di altre microalghe, nonché di diverse tipologie di cellule vegetali, animali e umane.
