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Crisi energetica e carbone: l'impatto del conflitto USA-Israele-Iran sull'energia

Crisi energetica e carbone: l'impatto del conflitto USA-Israele-Iran sull'energia

La guerra tra USA, Israele e Iran ha scatenato una crisi energetica globale, spingendo molti paesi a tornare al carbone. Scopri come questa scelta sta influenzando il mercato e l'ambiente.

La crisi energetica globale, innescata dal conflitto tra USA, Israele e Iran, sta ridisegnando il panorama energetico mondiale. Mentre le forniture di petrolio e gas naturale sono state gravemente compromesse, il carbone sta vivendo una rinascita inaspettata, con aziende come Thungela Resources che registrano profitti record.

Questo combustibile fossile nonostante sia uno dei più inquinanti, sta diventando una scelta sempre più popolare per molti paesi, soprattutto in Asia, a causa della sua disponibilità e del suo costo relativamente basso rispetto al petrolio e al gas.

La crisi energetica e il ritorno del carbone

Il conflitto ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz un punto di transito cruciale per circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL). Questa chiusura ha causato un aumento dei prezzi del petrolio e una riduzione delle forniture di gas, spingendo molti paesi a cercare alternative immediate.

Il carbone, pur essendo più economico e disponibile, non è esente da problemi. La sua estrazione causa inquinamento delle acque, mentre la sua combustione rilascia grandi quantità di carbonio nell’atmosfera, contribuendo al riscaldamento globale. Nonostante ciò, molti paesi stanno rivedendo le loro politiche di riduzione del carbone, soprattutto in Asia, dove la dipendenza dal Golfo per le necessità energetiche è molto alta.

L’impatto sul mercato asiatico

L’Asia è la regione più colpita dalla crisi energetica. Secondo l’Energy Information Administration circa l’82% delle spedizioni di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz nel 2026 era diretto verso l’Asia, con Cina, India, Giappone e Corea del Sud come principali destinazioni. La chiusura dello stretto ha costretto molti paesi a cercare alternative, con il carbone che emerge come la scelta più immediata.

Paesi come Giappone, Corea del Sud, Bangladesh, Thailandia, Filippine e Vietnam hanno aumentato la produzione di elettricità da carbone per far fronte alla carenza di gas. Anche il Pakistan ha registrato un aumento del 90% nella produzione di elettricità da carbone rispetto all’anno precedente.

I profitti record delle aziende del carbone

L’Indonesia, l’Australia e la Russia sono i principali esportatori di carbone. In marzo, l’Indonesia ha invertito i suoi piani per limitare la produzione di carbone, approfittando dei prezzi in aumento. I prezzi del carbone sono saliti a 131,85 dollari a tonnellata a luglio, rispetto ai 102,20 dollari dell’anno precedente.

Thungela Resources, un produttore sudafricano di carbone termico, ha raddoppiato i suoi profitti nella prima metà del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2026. Questo aumento è stato guidato da una maggiore produzione nelle miniere Ensham in Queensland e da una domanda più elevata e prezzi più alti sia in Australia che in Sudafrica. La produzione nelle miniere Ensham è aumentata del 38% nel primo semestre dell’anno, raggiungendo 2,2 milioni di tonnellate rispetto alle 1,6 milioni di tonnellate del periodo precedente.

Le prospettive future

Secondo un’analisi di Ember, un’azienda di dati energetici, la produzione globale di carbone potrebbe aumentare dell’1,8% entro la fine del 2026 rispetto al 2026 in uno scenario peggiore. Questo rappresenta un notevole aumento, considerando che i paesi dovrebbero ridurre gradualmente l’uso del carbone.

Tuttavia, non tutto è negativo. Alcuni paesi stanno investendo in energie rinnovabili e migliorando la loro capacità di generare energia pulita. La Cina, ad esempio, ha ridotto la sua produzione domestica di carbone dopo un’esplosione mortale in una miniera, e ha fatto grandi investimenti in energie rinnovabili. Inoltre, la crisi energetica potrebbe rendere le alternative pulite più competitive, spingendo i paesi a investire maggiormente in queste tecnologie.

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