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Trump e Teheran si scontrano: la crisi dello Stretto di Hormuz e le sue ripercussioni

Trump e Teheran si scontrano: la crisi dello Stretto di Hormuz e le sue ripercussioni

La tregua tra Stati Uniti e Iran è giunta al termine e le tensioni nello Stretto di Hormuz sono tornate a salire. Scopri le ultime mosse diplomatiche e le provocazioni tra Trump e Teheran.

La tregua di 60 giorni tra Stati Uniti e Iran, firmata a giugno con il memorandum di Islamabad, è giunta al termine. Le tensioni nello Stretto di Hormuz sono tornate a salire, con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan che ha chiamato il presidente americano Donald Trump per esortarlo a proseguire i colloqui con Teheran.

Tuttavia, la situazione sembra essere nuovamente in fase di escalation.

Trump ha pubblicato su Truth una cartina dell’area con la scritta “Lo Stretto è un nuovo territorio americano”, scatenando la replica immediata di Teheran. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha risposto: “Presto la sua illusione riguardo allo Stretto di Hormuz verrà corretta”.

L’allarme a Dubai e gli attacchi missilistici

Negli Emirati Arabi Uniti l’allarme è salito dopo che Teheran ha lanciato due missili balistici verso il loro territorio. Secondo le autorità emiratine, i missili sono finiti in mare, ma la situazione rimane tesa. L’Agenzia britannica per le operazioni di commercio marittimo (UKMTO) ha segnalato che un’imbarcazione nello Stretto di Hormuz è stata colpita da un proiettile, causando danni alla sala macchine e il ferimento di un membro dell’equipaggio.

Le reazioni internazionali

Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti sono entrate in azione per far fronte alla minaccia missilistica, con esplosioni udite a Dubai. Il ministero dell’Interno ha invitato la popolazione a rimanere in un luogo sicuro e a seguire gli aggiornamenti ufficiali. Trump ha ribadito che “il blocco navale rimane pienamente in vigore” e che “lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo”.

Le tensioni in Medio Oriente e il ruolo della Turchia

Erdoğan ha avuto un colloquio telefonico con Trump, sostenendo l’importanza della diplomazia per allentare le tensioni in Medio Oriente. Il presidente turco ha anche parlato della situazione a Gaza sostenendo che la Turchia continuerà a sostenere una pace duratura nella regione. Inoltre, ha menzionato l’Accordo congiunto di difesa della Mecca firmato questo mese tra Turchia, Pakistan e Arabia Saudita, come un passo importante per garantire la stabilità regionale.

Le tensioni in Cisgiordania

Intanto, in Cisgiordania le famiglie del villaggio palestinese di Qusra rischiano una grave carenza di cibo e medicinali a causa dell’assedio posto dai coloni israeliani. Il sindaco Abdul Azim al-Wadi ha lanciato l’allarme, segnalando che le persone intrappolate nelle abitazioni dovranno affrontare una grave carenza di risorse nelle prossime ore.

Le tensioni in Siria e il ruolo del Qatar

Le autorità siriane hanno condannato i raid aerei israeliani contro la base militare di Abu al-Duhur nel nord del Paese, definendoli un “atto di aggressione ingiustificato”. L’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per la Siria e l’Iraq, Tom Barrack, ha affermato che i raid costituiscono un'”escalation non necessaria” che non favorisce la stabilità regionale.

Il Qatar aspetta un accordo tra Iran e Oman su Hormuz prima di riprendere i negoziati più ampi tra Stati Uniti e Iran. Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, ha affermato che i Paesi impegnati nella mediazione torneranno a lavorare per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e per riavviare il dialogo tra le due parti.

La crisi umanitaria e degli sfollati in Libano è tutt’altro che conclusa, con circa 360.000 persone ancora sfollate e molte che affrontano case danneggiate e mancanza di servizi essenziali. L’Unhcr ha ammonito che la situazione della sicurezza in Libano rimane fragile e i bisogni umanitari di centinaia di migliaia di persone restano enormi.

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