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Decreto primo maggio: incentivi vincolati al salario giusto e misure per i rider

Decreto primo maggio: incentivi vincolati al salario giusto e misure per i rider

Il nuovo decreto collega i bonus alle imprese che applicano il salario giusto, stanzia risorse per assunzioni nel Mezzogiorno e punta a contrastare il caporalato digitale con regole su identificazione e algoritmi

Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge con un pacchetto di misure pensate per essere operative in vista del primo maggio e per rafforzare il mercato del lavoro. Il provvedimento dispone risorse per circa 960 milioni di euro, per lo più già previste in Bilancio, e mette insieme strumenti per promuovere occupazione stabile, estendere sgravi contributivi e intervenire contro lo sfruttamento tramite piattaforme digitali.

La premessa politica, sottolineata dalla premier Giorgia Meloni, è sostenere non solo la creazione di posti di lavoro ma anche la loro qualità.

Le misure principali del decreto

Il testo prevede un sgravio contributivo fino a 24 mesi a favore delle aziende che, entro il termine previsto, assumono a tempo indeterminato categorie specifiche: donne e giovani under 35 con precedenti di disoccupazione prolungata o persone appartenenti a categorie svantaggiate.

Gli incentivi possono raggiungere fino a 650 euro al mese per le assunzioni aggiuntive di donne e fino a 500 euro al mese per le assunzioni di giovani. In più, è confermato un bonus fino a 650 euro per le imprese della Zes unica per il Mezzogiorno che assumono stabilmente, per sostenere l’occupazione nelle regioni del Sud.

Sgravi e priorità territoriali

La misura fiscale è pensata per dare impulso alle assunzioni in contesti territoriali dove il bisogno di lavoro stabile è più acuto; la Zes coinvolge Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. L’obiettivo dichiarato è incentivare l’ingresso di nuove persone nel mercato del lavoro con condizioni che favoriscano la permanenza e la regolarità contrattuale.

Il criterio del “salario giusto” e i contratti collettivi

La novità più rilevante è il vincolo che connette l’accesso agli incentivi al riconoscimento del salario giusto. Nel testo si stabilisce che le agevolazioni spettano solo alle aziende che garantiscono un trattamento economico non inferiore al TEC, ossia il trattamento economico complessivo definito dai contratti nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. In pratica, il decreto valorizza i contratti firmati da sigle come CGIL, CISL e UIL, rendendo meno conveniente il ricorso a contratti cosiddetti “pirata”.

Meccanismi per i settori scoperti

Per i settori privi di contrattazione collettiva stabile la norma prevede che il TEC non possa essere inferiore al contratto maggiormente pertinente all’attività svolta. Inoltre, per contrastare ritardi nei rinnovi contrattuali, la bozza stabilisce che, entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni siano adeguate almeno al 50% dell’inflazione IPCA al netto dei prezzi energetici importati: una soglia pensata per tutelare il potere d’acquisto dei salari durante i rinnovi.

Tutele per i lavoratori delle piattaforme e questioni di copertura

Il decreto introduce disposizioni specifiche per i rider e per chi svolge lavoro mediato da piattaforme digitali, mirando a colmare il vuoto regolatorio che favorisce forme di sfruttamento. Tra le misure previste: obbligo di accesso per i lavoratori tramite SPID o CIE o con autenticazione a più fattori, divieto di cessione degli account e l’obbligo per le piattaforme di fornire informazioni sul funzionamento degli algoritmi. L’intento è rendere più trasparente la governance delle piattaforme e impedire forme di caporalato digitale che aggirano responsabilità e tutele.

Nodi su risorse e calendario politico

Non mancano però le incognite: la copertura finanziaria dell’intero pacchetto resta sottoposta a verifica tecnica e politica. Fonti di stampa del 26 aprile 2026 evidenziano come il governo punti a concentrare gli interventi in una finestra di provvedimenti che comprende anche il cosiddetto Piano casa, stimato attorno ai 2 miliardi per sostenere l’housing sociale e l’obiettivo di mettere a disposizione oltre 100 mila alloggi in dieci anni. Allo stesso tempo permangono tensioni in sede europea e sul quadro di finanza pubblica che rendono delicata la definizione definitiva delle risorse.

Nel complesso, il decreto rappresenta un passo verso un modello che cerca di premiare la legalità contrattuale e la qualità del lavoro, associando incentivi economici a regole di trasparenza e controllo sulle piattaforme digitali. Resta da vedere come saranno definiti i dettagli attuativi e come verranno risolte le questioni di copertura, ma la scelta politica è chiara: legare gli sgravi e i bonus a parametri che incentivino contratti più rappresentativi e tutele maggiori per i lavoratori.