La morte di Youssef ha scosso la comunità di Crema che non si aspettava un simile gesto pur essendo consapevole del degrado che è presente a determinati orari ed in zone specifiche della città. Quando muore un giovane ragazzo che ha imboccato strade difficili solo nella speranza di riuscire a sbarcare il lunario si pongono sempre importanti domande.
Tra spaccio e rimedi per emergere, la dura vita di chi non è considerato
Quando non si è considerati ed equiparati a “rifiuti” della società non è mai facile riuscire a far cambiare il giudizio già archiviato delle persone che vedono queste difficoltà sempre più frequenti.
Se ce la si fa arriva magari un plauso ed un incoraggiamento, lo si porta come esempio ma non ci si chiede e non si chiede a chi ce l’ha fatta cosa ha fatto e chi ha contattato.
Per gli altri sempre la solita giornata, tra un’attività illegale e l’altra con l’unico solo obiettivo di riuscire ad arrivare al giorno dopo.
Omicidio Youssef, due su tre fuori dal carcere
L’omicidio del 19enne egiziano Youssef avvvenuto sabato sera a Crema, il giudice si è espresso rispetto all’ipotesi di fermo dei tre ragazzi che sono stati considerati i principali colpevoli della morte del ragazzo.
Due su tre, l’albanese Bajron Hoxha e l’egiziano nato in Italia Ahmed El Hadad non andranno in carcere, come riporta il sito locale CremaOggi.it, il giudice non ha convalidato per loro il fermo.
Resta invece in carcere Pape Mamadou Ndiaye, 25enne senegalese che ha confessato di aver accoltellato Youssef. Il movente legato a vecchi rancori passati, entrambi avevano recentemente trovato occupazione, Youssef avrebbe dovuto iniziare lunedì 13 e Papa invece il 26 luglio.
