> > Dl sicurezza, incentivi agli avvocati per i rimpatri: perché è polemica

Dl sicurezza, incentivi agli avvocati per i rimpatri: perché è polemica

Dl sicurezza, incentivi agli avvocati per i rimpatri: perché è polemica

La norma inserita nel dl sicurezza che riconosce un contributo economico agli avvocati che agevolano il rimpatrio volontario ha provocato reazioni dure tra gli ordini forensi e le forze di opposizione

La vicenda nasce dall’ultimo passaggio del dl sicurezza in Senato, dove un emendamento ha introdotto una previsione che modifica le modalità dei programmi di rimpatrio. La novità autorizza il ministero dell’Interno a stipulare accordi anche con il Consiglio nazionale forense (Cnf) per attività di rimpatrio assistito e stabilisce un contributo economico destinato ai legali che assistano cittadini stranieri scelgano il ritorno volontario.

La misura è stata approvata durante una seduta fiume e il testo, che dovrà essere convertito in legge entro il termine previsto per il decreto, ha immediatamente sollevato dubbi su aspetti procedurali e deontologici.

Che cosa prevede l’emendamento

L’emendamento aggiunge all’articolato la possibilità che il Viminale stipuli intese non solo con organizzazioni internazionali e associazioni, ma anche con l’ordine forense.

In pratica, al termine delle pratiche di rimpatrio volontario il Cnf dovrebbe corrispondere al legale un importo pari al contributo economico per le prime esigenze erogato al migrante, fissato in 615 euro. L’obiettivo dichiarato nel testo è incrementare le adesioni ai programmi quando queste risultino scarse: tra il 2026 e il 2026 si contano poche migliaia di rimpatri volontari.

La norma specifica inoltre stanziamenti precisi per gli anni successivi, destinati a finanziare l’iniziativa.

Modalità operative e stanziamenti

Dal punto di vista finanziario l’emendamento indica cifre circoscritte: è previsto un fondo di 246mila euro per il 2026 e di 492mila euro per il 2027 e 2028, ricavati dai fondi di riserva del Mef. Secondo il calcolo presente nel testo, le risorse basterebbero per un numero limitato di procedure, ben al di sotto delle esigenze complessive. Sul piano operativo invece la formula immagina che il Cnf gestisca il riconoscimento del compenso al legale dopo la conclusione della pratica e la partenza del migrante, ma il Consiglio stesso dichiara di non essere stato coinvolto nella stesura né informato preventivamente.

La reazione dell’ordine forense e delle camere penali

La risposta degli organismi professionali è stata immediata e netta. Il Consiglio nazionale forense ha fatto sapere di non essere stato consultato e di chiedere la rimozione di ogni riferimento al proprio ruolo nel decreto; l’Organismo congressuale forense ha parlato di forte «stupore» e ha proclamato lo stato di agitazione. Anche l’Unione delle Camere penali ha criticato l’intervento, sostenendo che l’istituzione di un incentivo economico rischia di alterare il rapporto fiduciario tra avvocato e assistito e di porre un problema serio sotto il profilo della deontologia professionale. Per molte associazioni forensi, la norma solleva questioni costituzionali e di compatibilità con le garanzie difensive.

Critiche principali e richieste

Le critiche si concentrano su alcuni punti chiave: primo, il principio per cui un avvocato non può essere remunerato per indirizzare la decisione di un assistito in funzione dell’interesse pubblico o politico; secondo, la mancanza di coinvolgimento del Cnf nell’elaborazione della norma; terzo, il rischio che il meccanismo venga percepito come una forma di pressione economica. Per questi motivi gli organismi forensi chiedono che l’articolato venga riscritto o che ogni riferimento all’ordine professionale venga stralciato prima della conversione in legge.

Impatto politico e prossime scadenze

La stessa opposizione ha sollevato obiezioni forti, parlando di una misura che può comprimere diritti e garanzie. Il provvedimento, passato al Senato, deve ancora affrontare l’esame della Camera e la conversione in legge entro la scadenza prevista per il decreto: per la maggioranza la corsa contro il tempo è un fattore determinante. Sul piano politico la norma ha generato tensioni interne all’avvocatura e ha amplificato il dibattito sulla strategia del governo in materia di immigrazione, con il rischio che un intento operativo si trasformi in un boomerang mediatico e giuridico.

In chiusura, la vicenda segnala uno scontro più ampio tra esigenze di controllo delle frontiere e tutele costituzionali: mentre il ministero propone meccanismi per aumentare i rimpatri, gli ordini professionali e le opposizioni insistono perché le soluzioni rispettino la deontologia e i diritti fondamentali degli assistiti. La partita parlamentare decisiva è alle porte e la possibilità di modifiche rimane aperta, con la richiesta unanime di chiarimenti sul ruolo attribuito al Consiglio nazionale forense e sulla compatibilità della norma con i principi del sistema giuridico.