L’eurodeputata Pina Picierno ha annunciato l’uscita dal Partito Democratico, segnando una rottura politica maturata nel tempo e legata a divergenze sempre più profonde su linea interna e politica estera. La decisione, spiegata in un’intervista a Il Foglio, si inserisce in un contesto di tensioni crescenti con la leadership guidata da Elly Schlein e apre a un possibile nuovo percorso europeo e politico.
Addio al Pd e nuova traiettoria politica: la scelta di Pina Picierno
L’eurodeputata e vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha annunciato l’uscita dal Partito Democratico, motivando la scelta in un’intervista rilasciata a Il Foglio diretto da Claudio Cerasa. Nelle sue dichiarazioni, la rottura viene ricondotta a una distanza ormai strutturale dalla linea del partito: “La casa dei riformisti non c’è più.
Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni“.
La sua prospettiva politica si orienta ora verso il livello europeo, con l’ipotesi di adesione al Partito Democratico europeo guidato da Sandro Gozi e inserito nel gruppo di Renew Europe al Parlamento Ue.
Parallelamente, sul piano nazionale, si avvicina all’area di Carlo Calenda senza però entrare formalmente in Azione, mentre valuta anche la costruzione di una propria fondazione politica e una possibile ricandidatura alla vicepresidenza dell’Eurocamera. In questo quadro, ha sottolineato anche il disagio crescente verso il suo ex partito: “Questo non è più il mio partito… non lo riconosco più“.
Fratture politiche, Ucraina e conflitti interni: ecco perché Pina Picierno ha lasciato il Pd
La decisione di lasciare il PD arriva al termine di un progressivo allontanamento dalla linea impressa dopo l’elezione di Elly Schlein, soprattutto su temi di politica estera e assetti interni. Picierno ha più volte espresso posizioni divergenti sul sostegno all’Ucraina, criticando quella che considera un’incertezza strategica europea:
“Se oggi esiste un luogo nel quale si misurano la credibilità, la forza e persino il futuro delle democrazie europee, quel luogo è Kyiv. Per questo continuo a guardare con stupore ai distinguo, ai silenzi e alle esitazioni che accompagnano il dibattito italiano sull’Ucraina. Come se la guerra scatenata da Putin fosse una questione periferica e non la più radicale sfida all’ordine democratico europeo dalla fine della Guerra fredda. Ma c’è un aspetto che troppo spesso viene ignorato. In questi anni l’Ucraina non ha soltanto difeso il proprio territorio. Ha dato una lezione all’Europa“.
Le tensioni si erano già acuite dopo incontri e prese di posizione considerate controverse, fino allo scontro sul referendum sulla giustizia legato alla riforma Nordio-Meloni, dove la vicepresidente del Parlamento europeo si è schierata per il Sì in netta solitudine rispetto alla linea del partito. In parallelo, non sono mancate critiche al sistema politico italiano nel suo complesso, incluso il giudizio sul Movimento 5 Stelle, descritto come mutato nel tempo: “Il Movimento 5 stelle è cambiato profondamente rispetto alle sue origini. Ha perso quella carica di novità, talvolta confusa ma certamente dirompente, che aveva caratterizzato la sua fase iniziale e si è progressivamente adattato ai rituali più tradizionali della politica italiana. Sono passati dall’uno vale uno al Conte al governo vale tutto. Ma non si è trattato di una maturazione politica. Piuttosto di una normalizzazione dell’antipolitica. Il punto, però, non è il destino del Movimento. Il punto è l’influenza culturale che il populismo ha esercitato sull’intero sistema politico italiano“.
Nel motivare definitivamente l’addio, Picierno ha richiamato anche una scelta personale e identitaria maturata nel tempo: “Di dubbi ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito democratico di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora “denunciare il fascismo putiniano non dovrebbe essere un atto divisivo, ma un dovere politico e morale” tocca a me avere coraggio”.
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