In un gesto senza precedenti, la Camera dei Rappresentanti ha approvato una risoluzione bipartisan per limitare i poteri del presidente Donald Trump nel conflitto con l’Iran. Questo voto rappresenta una sfida significativa all’amministrazione Trump e un segnale forte di dissenso bipartisan.
Il voto, avvenuto il 3 giugno 2026, ha visto 215 voti a favore e 208 contro, con quattro repubblicani che hanno rotto le righe per unirsi ai democratici.
Tra questi, Thomas Massie del Kentucky, Brian Fitzpatrick della Pennsylvania, Warren Davidson dell’Ohio e Tom Barrett del Michigan.
Un voto storico e le sue implicazioni
La risoluzione, che ora passerà al Senato, richiede che Trump cerchi l’approvazione del Congresso o ritiri le forze statunitensi dall’Iran. Questo voto segue un tentativo fallito due settimane prima, quando i repubblicani avevano annullato una votazione prevista per mancanza di voti sufficienti.
“Dopo ripetuti tentativi di convincere i repubblicani a unirsi a noi, i democratici della Camera hanno finalmente approvato la nostra risoluzione sui poteri di guerra per difendere il popolo americano e rendere conto a Donald Trump“, hanno dichiarato in un comunicato congiunto i tre principali democratici della Camera: Hakeem Jeffries di New York, Katherine Clark del Massachusetts e Pete Aguilar della California.
Il contesto del conflitto
Il conflitto con l’Iran è in corso da più di 90 giorni, superando la soglia stabilita dalla War Powers Resolution del 1973, che richiede l’approvazione del Congresso per continuare le ostilità oltre questo periodo. La Casa Bianca ha respinto questo argomento, citando una tregua temporanea in vigore dall’8 aprile, sebbene questa sia stata violata più volte da tutti gli attori coinvolti.
Nonostante l’impatto simbolico del voto, che non richiede la firma del presidente, rappresenta una dimostrazione significativa della crescente volontà di una parte dei repubblicani di sfidare Trump, noto per la sua capacità di punire i dissidenti all’interno del partito.
Le reazioni e le conseguenze
Il voto arriva in un momento di crescente tensione, con sforzi diplomatici per raggiungere un accordo di pace che finora non hanno portato a risultati concreti. Trump ha ripetutamente affermato che l’Iran è “disperato” di raggiungere un accordo, ma le ostilità continuano, con l’Iran che ha chiuso lo Stretto di Hormuz, una via navigabile cruciale per il trasporto di petrolio.
I sondaggi mostrano un basso sostegno pubblico alla guerra, con preoccupazioni crescenti per l’aumento dei costi del carburante che potrebbero influenzare negativamente le elezioni di metà mandato di novembre. Trump ha già punito i repubblicani che hanno criticato la guerra, come Massie, che ha perso una primaria contro un alleato del presidente.
La reazione del Partito Repubblicano
Negli ultimi giorni, i repubblicani del Senato hanno mostrato una maggiore disposizione a sfidare Trump, costringendolo a ritirare una richiesta di $1 miliardo per un progetto di ristrutturazione della sala da ballo della Casa Bianca e abbandonando un fondo di $1.8 miliardi per compensare i suoi alleati politici, tra cui i condannati per l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2026.
Il portavoce della Camera, Mike Johnson, ha difeso la decisione di Trump di attaccare l’Iran, affermando: “Ricordate … l’Iran ha dichiarato guerra a noi 47 anni fa. Gridano ‘morte all’America’. Il presidente sta cercando di mantenere al sicuro il popolo“.
Il futuro del conflitto
Mentre il conflitto continua, con colpi di scena e violazioni della tregua, la risoluzione approvata dalla Camera rappresenta un passo significativo verso una maggiore supervisione congressuale sulle azioni militari del presidente. Tuttavia, il percorso per trasformare questo voto in una legge rimane incerto, con il Senato e la possibilità di un veto presidenziale che potrebbero ostacolare il processo.
In un momento in cui il sostegno pubblico alla guerra è in calo e le tensioni interne al Partito Repubblicano sono in aumento, questo voto potrebbe segnare l’inizio di un cambiamento significativo nella politica estera degli Stati Uniti.