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Dl sicurezza: niente emendamenti sulla norma degli incentivi agli avvocati dopo il Colle

Dl sicurezza: niente emendamenti sulla norma degli incentivi agli avvocati dopo il Colle

Dopo l'incontro di Mantovano con il presidente Mattarella il governo decide di non presentare emendamenti in commissione sul provvedimento che prevede 615 euro per gli avvocati nei rimpatri volontari; resta l'opzione di un decreto ad hoc e si inaspriscono le critiche dell'opposizione

Nuovo sviluppo sul decreto Sicurezza: nonostante il colloquio tra il sottosegretario Alfredo Mantovano e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la maggioranza ha reso noto che non intende presentare emendamenti in Commissione per modificare la norma che prevede un incentivo economico per gli avvocati coinvolti nei rimpatri volontari assistiti. La decisione è stata annunciata dal sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, che ha escluso un correttivo immediato in sede di Commissione della Camera, aprendo però alla possibilità di soluzioni alternative nell’ambito dell’esecutivo.

La scelta della maggioranza e le motivazioni procedurali

Secondo quanto spiegato da fonti di maggioranza, la rinuncia a presentare emendamenti in sede di Commissione deriva da valutazioni pratiche e politiche: i tempi tecnici per non far decadere il provvedimento sono ristretti, con la conversione del decreto in legge fissata entro il 25 aprile, e un emendamento avrebbe comportato un ritorno al Senato con ulteriori passaggi.

Per questo motivo il governo sta considerando l’opzione di un nuovo decreto o di un decreto stralcio che possa abrogare o correggere la disposizione contestata senza bloccare l’intero pacchetto normativo.

Ipotesi operative

Tra le soluzioni sul tavolo figurano l’approvazione di un provvedimento separato in Consiglio dei Ministri o l’intervento tramite decreti attuativi. Le fonti governative riferiscono che la scelta è maturata anche per evitare un possibile fronte compatto delle opposizioni che avrebbe potuto rallentare l’iter parlamentare e mettere a rischio i tempi di conversione.

In sostanza, la strada prescelta privilegia la rapidità di procedura e la gestione delle coperture finanziarie rispetto a un emendamento immediato in Commissione.

I rilievi del Quirinale e il confronto al Colle

Al centro delle perplessità del Colle c’è un punto di natura costituzionale: alcuni osservatori e funzionari del Quirinale hanno sollevato dubbi sul possibile contrasto tra la norma e l’articolo 24 della Costituzione, che tutela il diritto alla difesa. Per questo motivo Alfredo Mantovano è salito al Quirinale per un confronto diretto con il Presidente Mattarella, con l’obiettivo di illustrare ipotesi correttive e le alternative procedurali che l’Esecutivo stava valutando.

La posizione del Capo dello Stato

Fonti del Quirinale hanno sottolineato che il Presidente deciderà una volta che il testo sarà formalmente nelle sue mani: potrà firmarlo, rimandarlo alle Camere o accompagnare la firma con una lettera che evidenzi questioni costituzionali. Ecco perché, nonostante il colloquio, resta aperto il nodo su come procedere senza compromettere il rispetto del diritto alla difesa e senza rallentare l’iter legislativo entro la scadenza stabilita.

Contenuto della norma contestata e le reazioni

L’articolo contestato, identificato come articolo 30-bis nel testo del decreto Sicurezza, prevede un incentivo di 615 euro per il legale che assiste un cittadino straniero nella partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito, riconosciuto al momento della partenza dello straniero. Il testo stanzia risorse dal Fondo rimpatri: oneri pari a 246.000 euro per il 2026 e 492.000 euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028, con la previsione di un coinvolgimento del Consiglio Nazionale Forense nella modalità di erogazione.

Le critiche delle opposizioni e dell’avvocatura

La risposta delle forze di opposizione è stata durissima. La capogruppo del PD alla Camera, Chiara Braga, ha accusato il governo di andare allo scontro con il Colle e di forzare l’esame parlamentare, denunciando una deriva istituzionale. Anche la segretaria del partito Elly Schlein e i capigruppo di Avs in Commissione, Filiberto Zaratti e Devis Dori, hanno criticato la decisione, mentre l’Ordine forense e molti avvocati hanno espresso preoccupazione per l’impatto sulla neutralità del difensore e sul principio di una difesa effettiva.

La vicenda resta aperta: il governo dovrà decidere rapidamente se procedere con un nuovo decreto che abroghi la norma contestata, modificare il testo in un secondo provvedimento o confermare la scelta di non intervenire prima della scadenza. Nel frattempo, il confronto istituzionale con il Quirinale e le proteste dell’avvocatura continueranno a pesare sul piano politico e costituzionale del dibattito.