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Draghi Presidente della Repubblica: a chi conviene che l’attuale Premier salga al Quirinale?

A quali partiti conviene l'elezione del Premier Draghi come Presidente della Repubblica?

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L’elezione del Presidente della Repubblica si fa sempre più vicina e, nonostante tra i partiti non ci sia ancora un accordo su un nome comune, l’ipotesi che i parlamentari e i delegati regionali convergano sulla figura di Mario Draghi non è così esclusa: cosa succederebbe se l’attuale Premier diventasse Capo dello Stato e a chi converrebbe?

Draghi al Quirinale: a chi conviene?

La prima constatazione da fare è che, secondo l’articolo 84 della Costituzione, “l’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica“. Il che implica che, se Draghi venisse nominato nuovo inquilino del Quirinale, dovrà lasciare l’incarico da Presidente del Consiglio.

Qui si aprirebbero diversi scenari dato che, quando il Premier rassegna le dimissioni, il Capo dello Stato avvia le consultazioni per constatare la situazione e, di conseguenza, decidere di nominare un nuovo Presidente del Consiglio o, eventualmente, conferire un mandato esplorativo per valutare l’esistenza di una nuova maggioranza.

Tralasciando le riflessioni su chi, tra Mattarella e Draghi, sarebbe deputato alle consultazioni, va detto che tra i partiti che attualmente sostengono questo governo sarebbe difficile una convergenza attorno ad un nuovo presidente del Consiglio.

Forza Italia ha infatti già fatto sapere che, con l’ex Presidente della BCE al Quirinale, farebbe venire meno il suo sostegno all’esecutivo. Che dovrebbe dunque rimanere in piedi con i voti di Lega, Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico e Italia Viva, che difficilmente riuscirebbero a trovare un’intesa in tempi brevi sul nome di un eventuale capo del governo.

Draghi al Quirinale, a chi conviene in caso di elezioni

Si porrebbe dunque un altro dilemma: dar vita ad una quarta maggioranza nel corso della legislatura o sciogliere le camere e indire elezioni anticipate ad un anno dalla scadenza naturale della stessa.

Una pista che converrebbe sicuramente a Fratelli d’Italia, unico tra i partiti maggiori a non sostenere il governo Draghi, che secondo i sondaggi passerebbe dal 4,35% dei consensi al 18,5%, moltiplicando così i propri parlamentari eletti.

La Lega di Matteo Salvini otterrebbe un consenso poco diverso da quello del 2018 (18,5% vs 17,35% secondo gli ultimi sondaggi) mentre Forza Italia dimezzerebbe quasi i propri deputati e senatori (dal 14% ottenuto nelle scorse elezioni prenderebbe l’8,8%). Ciononostante, l’elezione di Draghi al Colle potrebbe convenire anche agli azzurri in caso di elezioni, perché con queste percentuali la coalizione di centrodesta risulterebbe vincitrice e potrebbe sperare di andare al governo.

Se c’è una forza politica a cui l’ipotesi di Draghi Presidente della Repubblica non conviene affatto è invece il Movimento Cinque Stelle. In caso di chiamata alle urne, otterrebbe infatti un consenso nettamente minore di quello del 2018, quando risultò il più votato con il 32,6% delle preferenze. Ad oggi i pentastellati sono quotati al 14,8% e ciò implicherebbe una decimazione dei parlamentari eletti. Stesso discoso vale per Italia Viva, che se si votasse oggi otterrebbe poco più del 2,2% dei voti.

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