Argomenti trattati
Recentemente, il carcere di Prato, noto come La Dogaia, è stato al centro di un’importante operazione delle forze dell’ordine che ha sconvolto l’ambiente penitenziario. Durante un controllo, gli agenti hanno scoperto che tre detenuti, di età compresa tra 26 e 36 anni e originari della Campania, stavano utilizzando smartphone per comunicare dall’interno della loro cella, mentre droni sorvolavano il penitenziario.
Questa vicenda ha messo in luce un sistema di illegalità radicato all’interno della struttura carceraria, dove la criminalità organizzata sembra avere un controllo significativo. Le indagini, coordinate dal procuratore Luca Tescaroli, hanno rivelato che i detenuti gestivano l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti e armi attraverso l’uso di droni, rendendo la situazione ancora più preoccupante.
Dettagli dell’operazione e scoperte
Durante le perquisizioni effettuate nella cella dei detenuti, sono stati rinvenuti numerosi oggetti illegali. Tra questi, oltre ai telefoni cellulari, sono stati trovati caricabatterie, un tirapugni, diversi punteruoli, una lama rudimentale e persino un paio di forbici. Inoltre, sono stati scoperti farmaci detenuti in violazione delle normative carcerarie.
Il ruolo dei droni nel traffico di droga
Un detenuto collaborante ha fornito informazioni preziose riguardo ai metodi utilizzati dai tre per gestire il traffico di stupefacenti. Secondo quanto riportato, il gruppo di detenuti utilizzava i telefoni per organizzare l’approvvigionamento di droga, che veniva poi introdotta nel carcere tramite droni, creando un sistema di distribuzione efficiente e difficile da intercettare.
Un contesto di illegalità diffusa
Il procuratore Tescaroli ha descritto la situazione all’interno del carcere come un’isola di illegalità, dove le attività criminali proliferano. Le indagini hanno rivelato che l’uso di droni per l’introduzione di sostanze stupefacenti è solo una delle tante problematiche riscontrate. Altre forme di illegalità comprendono l’uso di violenza e minacce per costringere i detenuti a diventare corrieri di droga.
Le perquisizioni, che hanno coinvolto circa 800 agenti delle forze dell’ordine, hanno portato alla scoperta di un vero e proprio bazar di illegalità, con sostanze stupefacenti e armi che circolano liberamente. Tra i materiali sequestrati si annoverano dosi di hashish, cocaina, e una varietà di strumenti artigianali come coltelli e punteruoli.
La risposta delle autorità e misure future
In seguito a queste scoperte, le autorità hanno espresso la necessità di implementare misure di sicurezza più rigorose all’interno delle carceri. Il procuratore ha richiesto l’installazione di telecamere, sistemi anti-drone e controlli sanitari per i detenuti al rientro da permessi. Queste misure sono considerate essenziali per contrastare il crescente fenomeno del traffico di droga e armi all’interno delle carceri.
La situazione al carcere di Prato è solo un esempio di come la criminalità organizzata possa infiltrarsi nelle istituzioni penitenziarie, rendendo necessarie riforme e strategie di intervento più efficaci. Le indagini proseguono, con l’obiettivo di smantellare le reti di traffico e garantire la sicurezza all’interno delle strutture carcerarie.