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EasyJet, cosa cambierebbe con la vendita: voli, prezzi e concorrenza nel mercato europeo

EasyJet, cosa cambierebbe con la vendita: voli, prezzi e concorrenza nel mercato europeo

Castlelake e l’ipotesi di acquisizione EasyJet: rassicurazioni sul no allo spezzatino e timori di impatto sul mercato europeo.

L’ipotesi di acquisizione di EasyJet da parte del fondo statunitense Castlelake ha riacceso il dibattito sul futuro della compagnia e sugli equilibri del trasporto aereo europeo. Al centro dell’attenzione non c’è solo il valore dell’operazione, ma soprattutto il ruolo strategico del vettore nel garantire connettività, concorrenza e accessibilità delle tariffe nel mercato continentale.

Ipotesi acquisizione EasyJet: le rassicurazioni di Castlelake e i timori delle autorità europee

Il fondo statunitense Castlelake, interessato all’acquisizione di EasyJet, ha cercato di rassicurare i mercati dichiarando che, in caso di successo dell’operazione, non intende procedere a una vendita frammentata degli asset della compagnia aerea con l’obiettivo di massimizzarne il valore.

Tuttavia, l’ipotesi di un cambio di proprietà ha già attirato l’attenzione delle istituzioni nel Regno Unito, in Svizzera e presso la Commissione europea, che osservano con cautela una possibile acquisizione ritenuta formalmente “ordinaria” nel contesto dell’aviazione europea, ma potenzialmente rilevante per i suoi effetti sul sistema dei trasporti.

Come riportato dal Corriere della Sera, un funzionario dell’Antitrust Ue ha evidenziato l’importanza del ruolo della compagnia nel mercato: «Un posto in aereo ogni undici, sui voli intra-europei, oggi è offerto da easyJet».

Nella stessa analisi viene sottolineato che un’eventuale uscita della low cost dal mercato potrebbe ridurre sensibilmente la mobilità dei cittadini europei, con conseguenze anche sulle tariffe: «Se la low cost dovesse smettere di volare — perché i nuovi proprietari trovano più appetibile cedere gli asset singolarmente — i cittadini Ue avrebbero molta meno possibilità di movimento e di scelta. Con un impatto negativo anche sulle tariffe che aumenterebbero significativamente».

Le preoccupazioni sono condivise anche da Londra e Berna, dove si insiste sulla necessità di tutelare l’interesse pubblico. Alcune fonti istituzionali citate dal quotidiano parlano della possibilità che il processo autorizzativo possa diventare complesso e “accidentato”, mentre dal governo britannico arriva una posizione netta: «C’è l’interesse pubblico di cui tenere conto, soprattutto quando si tratta di una compagnia così rilevante per noi» e viene richiesta «la garanzia scritta che non ci sarà alcuno smembramento».

EasyJet, cosa può succedere se viene venduta: voli, prezzi biglietti e reazione dell’Europa

Al centro della vicenda c’è anche il peso industriale della compagnia. Secondo i dati Cirium rielaborati, easyJet rappresenta oggi la seconda realtà aerea europea per capacità offerta, con una quota dell’8,8% nel mercato che comprende Spazio economico europeo, Regno Unito e Svizzera, dietro soltanto a Ryanair. In mercati chiave come il Regno Unito e la Svizzera, la sua incidenza è ancora più marcata, con quote che superano rispettivamente un quinto e un quarto del traffico di corto e medio raggio.

Gli asset della compagnia costituiscono il fulcro dell’interesse degli investitori. Come spiega Dudley Shanley, responsabile della ricerca aviation di Goodbody, easyJet viene vista soprattutto come un insieme di beni strategici: aeromobili, ordini futuri e slot aeroportuali. Tra questi, il segmento Holidays rappresenta un elemento particolarmente redditizio, descritto internamente come «la vera macchina da soldi», avendo generato una quota significativa degli utili pur trasportando una minoranza dei passeggeri.

Anche il valore fisico della flotta è rilevante, come riportato dal Corriere della Sera: «Il valore contabile netto degli aeromobili e dei pezzi di ricambio in bilancio alla fine del primo semestre ammontava a 4,9 miliardi di sterline (5,7 miliardi di euro, al cambio odierno)». A ciò si aggiungono 287 aeromobili ordinati con consegne previste fino al 2034, considerati particolarmente strategici in un contesto di capacità produttiva limitata da parte dei costruttori. Ulteriore elemento di valore è rappresentato dagli slot in aeroporti congestionati come Gatwick, Parigi, Amsterdam e Milano Linate, stimati complessivamente attorno ai 900 milioni di euro.

Gli azionisti, intanto, si aspettano valutazioni più elevate, vicine alle 7 sterline per azione, mentre l’operazione resta complessa anche per via delle regole europee sulla proprietà dei vettori, che richiedono una maggioranza di capitale in mano a soggetti comunitari.

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