Il gruppo energetico italiano ha concluso il terzo trimestre del 2026 con risultati che superano di gran lunga le previsioni degli analisti. Il utile netto rettificato ha raggiunto i 2,8 miliardi di euro, segnando un balzo del 125% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Risultati economici del terzo trimestre 2026
Gli analisti avevano stimato un profitto di circa 2,48 miliardi, quindi la performance reale si è rivelata più robusta del previsto.
Su base annuale, nei primi nove mesi, l’utile netto rettificato è salito a 6,4 miliardi di euro (+70%), mentre l’utile contabile ha toccato i 7,59 miliardi (+202%). Questi dati hanno spinto il valore delle azioni verso livelli più alti, alimentando la fiducia degli investitori.
Dividendo straordinario e impatto sugli azionisti pubblici
Il Consiglio di Amministrazione ha approvato un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione, per un ammontare complessivo di circa 1,3 miliardi di euro.
A questo si aggiunge il dividendo ordinario 2026, fissato a 1,1 euro per azione, con un incremento del 5% rispetto al 2025.
Tra i beneficiari spiccano il Ministero dell’Economia e delle Finanze, che detiene circa 65,6 milioni di azioni, e la Cassa Depositi e Prestiti, con 936,2 milioni di azioni. Il pagamento del dividendo straordinario dovrebbe generare circa 461 milioni di euro lordi per questi due soggetti pubblici.
Fattori di mercato alla base del boom di utili
Il salto di redditività è strettamente legato ai prezzi delle materie prime. Nel trimestre considerato, il Brent ha chiuso a 97 dollari al barile, contro i 69,07 dollari del Q3 2025 (+40%). Il gas naturale europeo (TTF) è passato da 32 a 63 euro per megawattora, quasi il raddoppio (+95%).
Il margine di raffinazione è aumentato drasticamente, da 8,9 a 28,1 dollari per barile, più che triplificandosi. Le limitazioni nella fornitura hanno ridotto la concorrenza nel mercato del gasolio, consentendo alle raffinerie operative di migliorare i propri margini.
Produzione, nuove risorse e prospettive per il 2026
La produzione di idrocarburi è salita a 1,83 milioni di barili equivalenti al giorno, con una crescita organica del 7% rispetto al Q3 2025. Questo risultato è frutto dell’avvio a regime di nuovi progetti in Africa, Messico e Norvegia, oltre al contributo della joint venture Searah in Sud-est asiatico.
Nel periodo di gennaio-settembre 2026, Eni ha identificato ulteriori 1,23 miliardi di barili equivalenti di risorse, spingendo le previsioni di crescita della produzione annuale nel range 6-7% su base omogenea.
Andamento di Enilive e Plenitude
Le attività di Enilive e Plenitude hanno generato, complessivamente, un EBITDA adjusted di 1,8 miliardi di euro nei primi nove mesi (+20%). Enilive ha registrato un EBITDA pro forma adjusted di 490 milioni nel Q3, in crescita del 55% grazie ai margini più elevati della bioraffinazione.
Al contrario, Plenitude ha visto un calo dell’8% nel proprio EBITDA pro forma adjusted, scendendo a 204 milioni di euro, influenzato dalla concorrenza nel retail e dalle condizioni di mercato delle energie rinnovabili.
Le sensitività di gruppo confermano che una variazione di un dollaro nel prezzo del Brent comporta un impatto di 0,11 miliardi di euro sul risultato, mentre un cambiamento di un dollaro nel margine di raffinazione genera 0,08 miliardi, e una variazione di un euro per megawattora nel prezzo del gas TTF incide per 0,03 miliardi di euro.
Secondo la politica di remunerazione, il 100% del flusso di cassa operativo aggiuntivo generato da scenari più favorevoli rispetto alle assunzioni di riferimento sarà restituito agli azionisti sotto forma di dividendo straordinario, sempre che il prezzo del Brent superi i 90 dollari al barile e che gas e margini superino del 50% le previsioni iniziali.
