Le unità di intercettazione ucraine hanno confermato, nella mattinata di venerdì, che i terminali satellitari basati su Starshield non riescono più a mantenere un collegamento stabile quando i droni superano i 140-160 km/h. La difficoltà si traduce in una perdita di controllo durante le missioni di abbattimento dei droni russi Shahed, compromettendo l’efficacia delle operazioni di difesa aeree.
Nonostante le dichiarazioni pubbliche di Donald Trump secondo le quali Elon Musk avrebbe rimosso le restrizioni, i test condotti dalla stessa Kyiv hanno mostrato che il limite rimane in vigore.
Le restrizioni di velocità restano attive nonostante le affermazioni
Secondo un funzionario anonimo del governo ucraino, le prove effettuate al mattino hanno evidenziato che la soglia di 140-160 km/h è ancora presente e che la navigazione non funziona correttamente.
Un altro rappresentante del ministero della difesa ha confermato che, a velocità di 161 km/h, si verificano ancora interruzioni di connettività e non esiste alcuna conferma ufficiale che le limitazioni siano state revocate. Questi dati contraddicono le dichiarazioni fatte giovedì sera, quando Trump ha riferito che Musk avrebbe ripristinato il servizio di Starlink per l’Ucraina.
Dichiarazioni di Trump e risposta di Musk
Il presidente statunitense, in un’intervista al termine di una visita a Washington, ha affermato di avere buoni rapporti con Musk ma ha evitato di commentare i dettagli dell’intervento, sostenendo semplicemente che “lui lo ha rimesso a posto”. Musk, da parte sua, ha sottolineato che Starshield è gestito dal governo degli Stati Uniti e che ogni decisione in merito a limiti di velocità spetta al Dipartimento della Difesa e, in ultima istanza, al presidente. Nel frattempo, il Segretario di Stato Marco Rubio ha chiarito che l’amministrazione non può dirigere direttamente SpaceX riguardo a restrizioni o rallentamenti del servizio.
Test pratici dei droni: velocità e perdita di segnale
Gli operatori della squadra ucraina nota come “Magyar’s Birds” hanno condotto prove a partire da giovedì sera sul Mar Nero, registrando velocità fino a 200 km/h. Tuttavia, hanno osservato che, superata la soglia di 180 km/h, la connessione cade dopo pochi minuti, per poi riapparire a velocità inferiori, intorno ai 140-150 km/h. Il pilota Leon ha descritto la situazione come “migliore rispetto a prima, ma con continui tagli di segnale”, indicando che le capacità operative dei droni rimangono gravemente compromesse.
Origine della decisione di limitare Starshield
Fonti interne al Pentagono hanno rivelato che le restrizioni sono state trasmesse da una sede del White House, anche se non è stato specificato chi abbia effettivamente emanato l’ordine. Un alto funzionario americano ha dichiarato che “non è mai stata fatta alcuna richiesta dal presidente”, ma la Casa Bianca non ha commentato la possibile origine dell’ordine. Le limitazioni, che colpiscono piattaforme in movimento a più di circa 100 mph, hanno avuto effetti immediati sulle operazioni di attacco e di difesa dei droni, lasciando perplessi i comandanti ucraini sulla dipendenza da un sistema satellitare controllato esternamente.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha accusato la restrizione di essere una mossa pianificata per limitare la velocità operativa di Starshield sul territorio nazionale, senza fornire spiegazioni. Nel frattempo, la Wall Street Journal ha riportato che Trump avrebbe telefonato a Musk per chiedere la rimozione delle limitazioni, ma nessuna conferma è stata data da Musk o da rappresentanti dell’amministrazione. La questione rimane aperta, con le autorità ucraine che continuano a sollecitare chiarimenti a Washington, al Pentagono e al Dipartimento di Stato.
