La tragica vicenda che ha coinvolto un escursionista tedesco di 63 anni si è conclusa con il ritrovamento del corpo in una zona impervia del comune di Barcis. L’uomo risultava disperso da lunedì 25 maggio dopo che la compagna di trekking, non vedendolo presentarsi al punto di incontro, aveva allertato i soccorsi.
Le operazioni di ricerca, avviate nella serata di lunedì, hanno visto impegnati diversi corpi e mezzi specializzati fino al recupero avvenuto nella giornata di martedì 26 maggio.
Nell’area interessata, caratterizzata da sentieri accidentati e spettinate pareti rocciose, la collaborazione tra diverse forze è stata essenziale. Hanno operato la Guardia di finanza, il Soccorso alpino e i Vigili del fuoco, con il supporto degli elicotteri regionali e delle squadre a terra.
Il contesto montano e le condizioni dell’abbigliamento hanno complicato le ricerche: l’uomo indossava capi di colore scuro, poco visibili dall’alto.
La dinamica del trekking e il primo allarme
Secondo la ricostruzione, la coppia stava svolgendo un trekking di più giorni nell’area e aveva pernottato insieme la notte di sabato 23 maggio al Bivacco Val di Zea.
La mattina di domenica 24 maggio i due si erano separati: la donna, affaticata, aveva deciso di interrompere l’itinerario e rientrare verso valle. I due avevano concordato di ritrovarsi a valle per fare ritorno in Germania nella giornata di lunedì, ma l’uomo non si è presentato all’appuntamento presso la struttura di Villa Emma nella riserva del Prescudin.
Il ruolo della compagna di viaggio
Preoccupata per l’assenza del partner e dopo diversi tentativi di contatto senza risposta, la donna ha lanciato l’allarme. La sua chiamata ha attivato immediatamente la macchina dei soccorsi: la Sores (Sala operativa regionale emergenza sanitaria) ha disposto l’intervento della stazione di Maniago del Soccorso alpino, dei Vigili del fuoco e dell’elisoccorso regionale abilitato al volo notturno. La prontezza della segnalazione è stata determinante per avviare le ricerche quando ancora vi era la possibilità di ritrovare l’uomo in vita.
Le operazioni di ricerca: mezzi e difficoltà
Le ricerche sono iniziate la sera di lunedì con sorvoli effettuati dall’elicottero regionale, che ha perlustrato la zona fino a mezzanotte quando i voli sono stati sospesi per ragioni di sicurezza. Due tecnici del Soccorso alpino hanno raggiunto a piedi il Bivacco Bitter partendo da Pian dei Tass per verificare le aree di sosta previste dall’itinerario. All’alba di martedì 26 maggio le ricerche aeree sono riprese con un sorvolo della Protezione Civile, ma senza esiti immediati.
Fattori che hanno complicato il ritrovamento
Tra i fattori che hanno reso difficoltosa l’individuazione dell’escursionista c’è l’abbigliamento scuro, che si confonde con le rocce e la vegetazione. Inoltre, la conformazione del territorio — con pareti ripide e valloni — ha limitato l’efficacia delle ricerche dall’alto, imponendo lunghe battute a piedi. Il concetto di area impervia qui indica zone dove l’accesso è limitato e il soccorso richiede procedure tecniche e personale specializzato, come quelli impiegati in questa operazione.
Il recupero e il ruolo delle forze intervenute
Nel pomeriggio di martedì 26 maggio il corpo dell’uomo è stato localizzato e recuperato dalla squadra mista composta da personale della Guardia di finanza, del Soccorso alpino e dei Vigili del fuoco. Le operazioni di recupero in ambiente montano comportano l’uso di tecniche specifiche e l’impiego di attrezzature per il trasporto in sicurezza del feretro su terreni difficili. Il ritrovamento ha posto fine a una serrata ricerca durata quasi due giorni, con momenti di grande apprensione per la compagna e per la comunità locale.
La vicenda evidenzia quanto sia importante pianificare con attenzione un trekking di più giorni, comunicare punti di ricongiungimento e orari, nonché prevedere modalità di emergenza. Le autorità locali e i soccorritori hanno ribadito l’utilità della segnalazione tempestiva e della collaborazione tra istituzioni per gestire situazioni di crisi in montagna.