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Faccia con gli Hidden Hands

01 hidden hands 2026 credit alexandre zveiger

Hidden Hands è un progetto musicale che riunisce gli svizzeri Rea, Mapo e Artiglio! Il trio dà forma a un sound originale, in cui il fascino intramontabile della disco si intreccia con l’energia della house contemporanea, creando un equilibrio fresco e innovativo. Elemento centrale della loro id...

Hidden Hands è un progetto musicale che riunisce gli svizzeri Rea, Mapo e Artiglio! Il trio dà forma a un sound originale, in cui il fascino intramontabile della disco si intreccia con l’energia della house contemporanea, creando un equilibrio fresco e innovativo. Elemento centrale della loro identità sonora è l’amore per i sintetizzatori, strumenti con cui plasmano e definiscono le loro produzioni.

Le loro tracce nascono da una sintesi accurata tra suggestioni del passato e tecniche di produzione moderne, risultando perfette per accendere il dancefloor e trasmettere vibrazioni uniche all’ascoltatore. Lo scorso marzo hanno pubblicato il brano “Sunset Love” per la loro etichetta discografica Glue Valley. Sempre per Glue Valley, venerdì 24 aprile 2026 è uscita la traccia “FAST”, firmata da Robotronic Squad.

Questo nostro botta e risposta è tutto per e con loro.

Quando avete deciso di diventare DJ e produttori?
Siamo in tre, qundi la nostra storia è un po’ articolata. Artiglio! ha realizzato il sogno di diventare un dj professionista all’inizio degli anni ’90 e lo ha fatto per oltre dieci anni. Mapo e Rea vanno considerati invece meno DJ e più performer: abbiamo avuto modo di esibirci in pubblico come Robotronic Squad negli anni ’90 e nei primi anni 2000, suonando rigorosamente dal vivo con computer, tastiere e batterie elettroniche.

Quando avete capito che ce la stavate facendo?
In realtà, il vero valore di ciò che abbiamo costruito negli anni ’90 lo abbiamo compreso appieno soltanto di recente, quando ci siamo ritrovati nel 2024 con la seria intenzione di rimetterci in gioco. Abbiamo spulciato nei nostri archivi e abbiamo ritrovato tantissimo materiale, tra tracce pubblicate e inediti. È stata una bellissima consapevolezza.

I vostri dj e producer preferiti?
La lista sarebbe davvero lunga, citiamo tra i tanti: Grandmaster Flash, padre del turntablism, innovatore assoluto dell’hip hop; Giorgio Moroder, il mago dei sintetizzatori e padre della disco music; Frankie Knuckles, il “padrino” della house di Chicago, Juan Atkins, uno dei creatori della techno di Detroit; Lil Louis, icona della Chicago house, autore di “French Kiss”, un classico assoluto; Jeff Mills, the  “Wizard”, maestro della techno futurista e della tecnica sui piatti.

I vostri club e festival preferiti?
La nostra esperienza dal vivo si è concentrata prevalentemente sulle grandi manifestazioni. Tra queste, ricordiamo sicuramente con grandissimo affetto l’Energy di Zurigo, storico evento che seguiva la Street Parade.

Come definireste la musica che suonate e producete?
Mettere d’accordo tre teste non è mai scontato, ma noi abbiamo la fortuna di esserci ripartiti i compiti in modo naturale. La musica che suoniamo e produciamo è – molto semplicemente –  quella che ci piace e che ci fa divertire. Sicuramente Artiglio! tira la coperta verso un’elettronica più ricercata e meno mainstream, mentre Mapo e Rea spingono di più verso sonorità pop.

Il momento che ricordate con più piacere nella vostra vita da dj/live performer?
Ripensando agli anni ’90, portiamo nel cuore i primissimi party e le esperienze degli esordi. Un ricordo affettuoso va in particolare a quelle serate in cui le cose non partivano nel verso giusto o sorgevano imprevisti tecnici: ostacoli che, per fortuna, non ci hanno mai bloccato né impedito di esprimerci al meglio.

hiddenhands sunsetlove artwork

E quello più assurdo o imbarazzante?
Negli anni ’90, durante un live act al Festival Energy – Züspa di Zurigo, il grande evento che seguiva la Street Parade, avevamo preparato una cassetta DAT come backup: se qualcosa si fosse bloccato, saremmo stati costretti a mandare tutto in playback. Era l’unico modo per evitare il disastro, in un’epoca in cui la tecnologia era meno affidabile e ogni live era un salto nel vuoto.  Nel 2015, in un club svizzero, ci si era presentati con le valigie piene di vinili, pronto per un set old‑school, per scoprire che i giradischi non esistevano più: la console era stata aggiornata e c’erano soltanto CDJ. Nessuno aveva avvisato; ci ritrovò con chili di dischi inutilizzabili e doversi reinventare al volo per salvare la serata.

Nel 2017, durante un live act con diretta televisiva e due musicisti di altissimo livello — un primo violoncellista e un chitarrista di primo piano — il PC principale, quello con cui si erano scritti parte dei brani e che avrebbe dovuto processare i loro strumenti, andò in blue screen 30 minuti prima della diretta. Il computer di riserva aveva una versione più vecchia della DAW e non apriva la sessione; soltanto all’ultimo minuto tutto ripartì e si andò in onda come se nulla fosse. Nel 2025, poco prima di una performance, una chiavetta USB cadde nella tazzina di caffè; la si recuperò, la si asciugò in qualche modo ed una volta inserita nel lettore incredibilmente funzionò alla perfezione! Nessun file corrotto, nessun crash: un set salvato da un miracolo tecnologico che ancora oggi non ci si spiega. Di momenti assurdi ed imbarazzanti ce ne sono stati più d’uno, in effetti.

robotronic squad fast artwork

Come trascorrete il tempo libero?
Cerchiamo di passarlo a contatto con la natura, dedicandoci alle nostre famiglie e, inevitabilmente, chiusi in studio a fare musica.

Come vi rapportate con i social network?
Abbiamo iniziato negli anni ’90 abbiamo un approccio molto analogico e incentrato sulla musica suonata, ma oggi capiamo l’importanza dei social network per restare in contatto con chi ci segue e per mostrare il dietro le quinte del nostro lavoro in studio.

I vostri prossimi progetti?
Attualmente siamo molto concentrati sulla rielaborazione del materiale d’archivio che abbiamo ritrovato e sulla stesura di nuove produzioni. L’obiettivo per questo 2026 è far uscire nuova musica e prepararci per tornare a esibirci dal vivo.

foto di Alexandre Zveiger