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Crans-Montana: chat, accuse e nuove ipotesi di reato per i gestori del Constellation

Crans-Montana: chat, accuse e nuove ipotesi di reato per i gestori del Constellation

Messaggi interni e una vecchia fattura hanno riacceso le contestazioni sul rogo del Constellation a Crans-Montana: i parenti spingono per il dolo eventuale contro Jacques e Jessica Moretti

La vicenda del rogo che ha distrutto il locale Le Constellation a Crans-Montana e causato la morte di 41 persone continua a evolversi nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Sion. Dopo l’interrogatorio del 5 giugno, dagli atti sono emerse conversazioni che hanno spinto parti civili e alcuni legali a chiedere una revisione delle ipotesi di reato a carico dei gestori: la transizione da un’accusa di omicidio colposo verso quella più grave di omicidio con dolo eventuale.

Contestualmente agli scambi di chat, la procura del Cantone del Vallese ha formalizzato una ulteriore contestazione: a Jessica Moretti è stato addebitato anche il reato di falso documentale in relazione a una fattura del per l’acquisto della schiuma fonoassorbente utilizzata nel soffitto del locale, materiale dal quale si sarebbe sviluppato l’incendio nella notte di Capodanno.

Le chat citate in udienza e il loro peso nell’indagine

Durante l’udienza a Sion sono state mostrate conversazioni interne attribuite ai proprietari, tra cui messaggi in cui Jessica Moretti ammoniva sul rischio legato alle fontanelle luminose: “Se vogliono le stelline luminose, stiano molto attenti” e “Attenzione alle candele perché, se finiscono sulla mousse, possono bruciare il Constellation“.

Per gli inquirenti e le parti civili queste parole rappresentano un elemento centrale per valutare la conoscenza del rischio da parte dei gestori.

Difesa e imputati hanno offerto un’interpretazione diversa: i coniugi avrebbero definito certi messaggi come espressioni figurate o battute prive di significato operativo. La magistratura, comunque, ha considerato le chat come potenzialmente rilevanti per stabilire il grado di consapevolezza del pericolo, elemento che distingue la negligenza dall’eventuale dolo.

Rilevanza delle conversazioni sui dispositivi di sicurezza

Un altro scambio esaminato riguarda l’uscita di emergenza del locale. Jacques Moretti avrebbe scritto: “L’uscita di emergenza del Constellation, di fronte ai bagni, è ancora bloccata?“; la risposta confermava che la porta veniva tenuta chiusa. Per gli investigatori questo cambio di termini e le modalità d’uso delle uscite sono elementi utili per ricostruire le condizioni in cui la tragedia si è sviluppata, viste le difficoltà segnalate da molte vittime e sopravvissuti nel tentativo di mettersi in salvo.

Reazioni delle vittime, famiglie e degli avvocati

Le famiglie delle vittime e i loro legali hanno espresso la necessità che la procura valuti il quadro probatorio nella sua interezza. L’avvocato Fabrizio Ventimigliache assiste una delle ragazze rimaste ferite, ha dichiarato che nella denuncia iniziale era già stata prospettata la pista del dolo eventuale e ha sottolineato come “dalle chat si capisce che erano perfettamente a conoscenza del pericolo“. Anche altri legali di parte civile, tra cui Alfredo Zampognaattendono il deposito integrale delle conversazioni per valutare la possibilità di presentare istanze formali alla Procura.

Allo stesso tempo, la vicenda ha scatenato reazioni emotive in aula: Jessica Moretti ha lamentato di essere stata vittima di “falsità che ci hanno distrutto“, mentre Laetitia Brodard-Sitre, madre di Arthurdeceduto a 16 anni, ha risposto sottolineando il dolore irreparabile delle famiglie: “Essere devastati significa non poter abbracciare i propri figli“.

Interventi delle autorità e pareri degli inquirenti

La procura ha ricevuto anche comunicazioni formali da professionisti legali che hanno sollecitato di prendere in considerazione l’ipotesi di dolo eventuale. In particolare, un’istanza ha indicato che “non è più la negligenza a dovere essere contestata ma il dolo eventuale“; la decisione su eventuali modifiche dell’imputazione dipenderà dall’istruttoria e dalla valutazione delle chat e degli altri elementi probatori acquisiti.

Dal punto di vista procedurale, la legge svizzera prevede pene diverse a seconda dell’imputazione: fino a 3 anni per il reato colposo e fino a 20 anni in caso di dolo eventuale, senza considerare possibili aggravanti che potrebbero aumentare la sanzione.

La complessità delle conversazioni, l’esame dei materiali documentali come la fattura del e il confronto con le testimonianze raccolte rendono l’istruttoria su Crans-Montana un procedimento destinato ad approfondimenti. Sarà l’ulteriore sviluppo delle indagini a stabilire il peso delle chat e dei documenti nel quadro accusatorio contro Jacques e Jessica Moretti.