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Riforma medicina territoriale: il governo fa marcia indietro

Riforma medicina territoriale: il governo fa marcia indietro

Il governo ha deciso di fermare la riforma che avrebbe inserito i medici di famiglia nelle Case di comunità. Scopri le motivazioni e le reazioni

Un clamoroso dietrofront del governo sulla riforma della medicina territoriale. Il progetto che prevedeva l’inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio alla dipendenza per alcuni di loro è stato definitivamente accantonato. La decisione, comunicata dal capo di gabinetto del Ministero della Salute Marco Mattei agli assessori regionali, ha scatenato reazioni contrastanti tra le parti coinvolte.

La riforma, presentata dal ministro Orazio Schillaci alla Conferenza delle Regioni e poi rielaborata, non era mai stata presentata formalmente ma aveva già suscitato forti polemiche con i sindacati dei medici. Il dissenso interno alla maggioranza, con particolare pressione da parte della Legaha portato al ritiro del decreto legge.

Le motivazioni del dietrofront

Secondo fonti del ministero, l’obiettivo resta quello di rafforzare la medicina territoriale e garantire una presenza più capillare dei medici di famiglia nelle nuove strutture. Tuttavia, il governo ha deciso di optare per una strada diversa, cercando un accordo con i medici da inserire nel prossimo atto di indirizzo della convenzione sulla medicina generale.

Il piano prevede un impegno orario di almeno 6 ore a settimana nelle Case di comunità, con un incentivo economico di poco meno di 300 milioni per il 2026. Questo per incentivare i medici a lavorare in team con altre figure professionali. Tuttavia, il tempo stringe: a fine giugno scade il termine del Pnrr che prevede l’apertura di almeno 1038 Case di comunità.

Le reazioni dei principali attori

La decisione ha suscitato reazioni contrastanti. L’assessore alla sanità della Regione LombardiaGuido Bertolaso, ha espresso profondo dissenso e ha annunciato le dimissioni da vicecoordinatore della Commissione salute delle Regioni. Le opposizioni, invece, hanno rivendicato la spaccatura nella maggioranza.

Soddisfatti i sindacati dei medici. Pina Onotri, segretaria del Sindacato Medici Italianiha dichiarato: “Speriamo ora in un confronto costruttivo per avere contratti di lavoro più flessibili e con maggiori tutele”. Anche Silvestro Scotti, segretario Fimmg, ha espresso soddisfazione: “Così come era, la riforma sarebbe stata un boomerang, ora siamo pronti a ragionare insieme”.

Le sfide future

Il rischio ora è che molte strutture, soprattutto al Centro Sudrimangano scatole vuote senza personale medico e servizi. Il governo punta a siglare entro giugno il nuovo Accordo Collettivo Nazionale per il triennio 2026-, ma resta da vedere se questa via sarà sufficiente a garantire il funzionamento delle Case di comunità.

Intanto, il dibattito continua. La riforma della medicina territoriale rimane un tema caldo, con molte incognite sul futuro della sanità italiana.