La storia di Federica Mangiapelo, ragazza di 16 anni uccisa dal fidanzato nel 2012 ad Anguillara Sabazia, riapre il dibattito sulla violenza di genere e sulle lacune del sistema giudiziario italiano. Dopo 14 anni in carcere, il responsabile del delitto torna in libertà vigilata, scatenando dolore e indignazione nei familiari, che ricordano una vita spezzata e un percorso giudiziario segnato da sconti di pena e ritardi nelle indagini.
Il dolore per la morte di Federica Mangiapelo: il processo
La giovane Federica Mangiapelo, appena 16 anni, perse la vita per mano del fidanzato, Marco Di Muro. Era la notte di Halloween del 2012 quando, secondo le ricostruzioni processuali, il 23enne, allora cameriere a Formello, dopo un violento litigio, l’avrebbe stordita e poi spinta sott’acqua sulle rive del lago di Bracciano, provocandone l’annegamento. Il corpo della ragazza fu ritrovato seminudo sul bagnasciuga la mattina successiva, poco fuori Anguillara, mentre inizialmente si parlava di morte per cause naturali. Solo la tenacia dei legali della famiglia permise di riaprire le indagini: «Non ha mai collaborato, ha anzi ostacolato il processo», ha dichiarato l’avvocato Andrea Rossi, denunciando insulti ai genitori della vittima e tentativi di depistaggio.
Di Muro, condannato a 18 anni in primo grado con rito abbreviato – allora consentito anche per delitti puniti con l’ergastolo – ha visto la pena ridotta a 14 anni in appello, confermata in Cassazione nel 2017.
Federica Mangiapelo uccisa a 16 anni, il fidanzato killer esce dal carcere: la rabbia dei genitori
Marco Di Muro, oggi 36enne, è uscito dal carcere di Rebibbia ed è attualmente in affidamento ai servizi sociali, con la prospettiva di completa libertà a giugno, una volta estinta la pena. Il quotidiano Il Messaggero riporta che «sta cercando lavoro, riscontrando non poche difficoltà», come spiegato dal suo avvocato Cesare Gai, aggiungendo che conduce «una vita molto ritirata, anche perché deve attenersi a una serie di prescrizioni».
I genitori della giovane hanno espresso la loro amarezza per la decisione: Luigi Mangiapelo ha commentato amaramente, «Sapevamo che Di Muro era prossimo alla libertà… Durante il processo non si è mai scusato. Potrei incontrarlo per strada. E che faccio? Gli stringo la mano?», mentre la madre Rosella ha aggiunto: «Non cerco di cancellare il ricordo di mia figlia, ma il ricordo del processo… parlare di quei giorni fa soffrire ancora come allora». La vicenda ha inoltre contribuito indirettamente a una riforma normativa: la legge n.33 del 2019, che vieta il ricorso al rito abbreviato per omicidi puniti con l’ergastolo, fu in parte stimolata dalle denunce dei familiari di Federica.