La frana di Niscemi rappresenta uno dei più gravi eventi geologici recenti in Sicilia, con vaste porzioni di terreno in movimento e un rischio concreto per abitazioni e infrastrutture. Il fenomeno continua a evolversi, richiedendo monitoraggio costante e interventi mirati per la sicurezza della popolazione e la protezione dei più giovani.
Ripresa della vita quotidiana e supporto psicologico a Niscemi
A una settimana dall’evento, le scuole di Niscemi al di fuori della zona rossa hanno riaperto regolarmente. Le lezioni sono riprese dopo lo stop forzato, con il ripristino delle linee del gas metano e il trasferimento di 17 aule in plessi sicuri per consentire la continuità didattica. Gli studenti dei plessi Belvedere, Don Bosco e San Giuseppe, situati nella zona più pericolosa, seguono le lezioni in altre sedi. “I nostri figli hanno bisogno di ritornare alla normalità, nei limiti del possibile stare insieme ai compagni di scuola li può aiutare a lasciare da parte le immagini di questi giorni”, hanno dichiarato i genitori.
Il Comune, in collaborazione con l’Asp di Caltanissetta, ha attivato un servizio di sostegno psicologico per tutti gli studenti, con team di psicologi che affiancano gli alunni e supportano anche famiglie e personale scolastico. Intanto, il procuratore Salvatore Vella ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana: “Nell’indagine non abbiamo attualmente indagati. Verosimilmente questo fascicolo non resterà a carico di ignoti per lungo tempo”, ha dichiarato.
La comunità resta sotto stretta osservazione, con particolare attenzione ai bambini, considerando che oltre 4.200 minorenni vivono nel territorio e stanno affrontando momenti di grande paura e incertezza.
Frana di Niscemi, come può evolvere ora: la preoccupante analisi del geologo Monaco
La frana che ha colpito Niscemi rappresenta un evento eccezionale e di difficile contenimento. Come spiega Carmelo Monaco, professore ordinario di Geologia Strutturale all’Università di Catania e referente della Società Geologica Italiana, il dissesto sarebbe originato dallo scivolamento verso valle delle argille sottostanti, che ha coinvolto il “piastrone” di sabbie malcementate su cui sorge l’abitato. Il risultato è stato lo scalzamento alla base delle sabbie e l’arretramento progressivo della corona di frana. Si tratterebbe di una frana composta, combinazione di due meccanismi distinti: uno scivolamento rotazionale nella parte alta, con basculamento verso monte, e uno planare nella parte bassa delle argille, inclinato verso valle, che trascina l’intero corpo franoso.
Il coronamento della frana supera i quattro chilometri di lunghezza e il suo innesco sarebbe stato favorito da infiltrazioni dovute alle piogge recenti, accumulate dopo un lungo periodo di siccità, dall’acqua filtrata dalle sabbie sovrastanti e dai reflui sversati sul pendio. “Un po’ come quando si costruiscono i castelli di sabbia, se ci si versa sopra acqua, il castello si scioglie”, osserva Fabio Ciciliano, capo della Protezione Civile.
Gli edifici vicini al ciglio rimangono ad alto rischio, mentre il terreno continua a cedere lentamente: la scarpata sabbiosa tende a stabilizzarsi progressivamente, assumendo un angolo di riposo tra i 30 e i 45 gradi, ma nuove cadute superficiali non sono da escludere. Per questa ragione, è stata interdetta una fascia di 150 metri dal ciglio e sono in corso monitoraggi geologici e geotecnici dettagliati, anche tramite satelliti, per stimare l’evoluzione del dissesto e definire strategie di mitigazione del rischio.