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Futuro Nazionale, l’assemblea costituente si chiude male: scontri con urla e spintoni

Futuro Nazionale, l’assemblea costituente si chiude male: scontri con urla e spintoni

Assemblea costituente di Futuro Nazionale tra incarichi non assegnati ed esclusioni interne: il finale è stato caratterizzato da proteste e tensioni.

A Roma, il 13 e 14 giugno, l’assemblea costituente di Futuro Nazionale si è chiusa tra tensioni interne e momenti di entusiasmo, mettendo in luce le difficoltà organizzative del nuovo partito e le prime frizioni tra le diverse anime che lo compongono, a fronte di una piattaforma politica e programmatica molto definita ma anche fortemente discussa.

La linea politica e le proposte di Roberto Vannacci al centro del dibattito dell’assemblea costituente

Durante l’assemblea Vannacci ha delineato con forza la linea programmatica del movimento, attirando però critiche e polemiche. Tra i punti più controversi, la proposta di “remigrazione” come alternativa all’integrazione, l’idea di un tetto all’immigrazione irregolare e una visione fortemente identitaria dello Stato. Il generale ha anche affermato che il femminicidio “non esiste” e ha lanciato provocazioni sulla denatalità, paragonando i bambini italiani a una specie in via d’estinzione.

Sul piano sociale, ha rilanciato una visione tradizionale della famiglia, intesa esclusivamente come unione tra uomo e donna, proponendo misure come il “mutuo tricolore”, agevolazioni fiscali legate al numero di figli e una riduzione dell’Irpef per le famiglie numerose.

Tra le altre proposte figurano il ritorno del libretto di lavoro a 14 anni per favorire l’ingresso precoce nel mondo del lavoro in attività leggere, e una scuola definita “dura e selettiva”, ritenuta strumento centrale per formare cittadini pronti alla vita adulta.

Non sono mancate critiche al sistema educativo contemporaneo, accusato di concentrarsi su temi ritenuti marginali o ideologici. Sul fronte della sicurezza, Vannacci ha ribadito l’obiettivo di rendere il Paese “la casa degli italiani”, sostenendo una linea di tolleranza zero verso la criminalità e una maggiore protezione dell’ordine pubblico.

Futuro Nazionale, tensioni sulle poltrone: l’assemblea costituente si chiude tra urla e spintoni

Si è svolta la fase costitutiva di Futuro Nazionale, in un contesto molto più agitato rispetto alla narrazione ufficiale diffusa dai palchi e sui social. Per due giornate si sono alternati interventi politici, confronti organizzativi e una forte partecipazione, con oltre 100 mila iscritti arrivati in poche settimane e una struttura territoriale ancora in fase di assestamento. In questo quadro si è inserita anche la questione dell’allargamento dell’assemblea nazionale, poi ampliata da 100 a 120 membri dal coordinatore Massimiliano Simoni.

La fase finale dell’assemblea pare abbia lasciato dietro di sé malumori diffusi e un senso di delusione tra diversi partecipanti, accentuato dalla sensazione di promesse organizzative non pienamente rispettate e da una gestione interna ancora acerba. Le tensioni non sarebbero state solo personali, ma anche il riflesso di un’identità politica in costruzione, dove l’ingresso rapido di nuovi iscritti e l’arrivo di esponenti provenienti da altri partiti hanno reso più complessa la definizione degli equilibri.

Il momento conclusivo, come riportato da Repubblica, pare abbia fatto emergere in modo evidente le frizioni interne: tra urla e spintoni, l’atmosfera sarebbe degenerata fino a trasformarsi in una sorta di “ordalia” politica, come l’ha definita con ironia un presente, ricordando che “tra camerati è normale dialettica”. Pare non siano mancati gesti plateali di rottura, come una tessera strappata pubblicamente. Alla base dello scontro, la mancata nomina dei coordinatori regionali e l’esclusione di figure che si ritenevano già destinate a ruoli nell’assemblea, con rivalità interne esplose soprattutto attorno a nomi come quello del consigliere regionale ex Lega Stefano Valdegamberi, superato dal collega Gianangelo Bof.

In questo clima, Roberto Vannacci avrebbe preso le distanze dalle tensioni più operative, defilandosi dalle discussioni finali. Intanto, tra vecchie e nuove correnti della destra confluite nel progetto, si intravedono ulteriori equilibri ancora da definire, con figure come Gianni Alemanno attese come possibili punti di riferimento organizzativo.

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