Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo nel 2026 nel Cuneese, resterà in carcere. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha dichiarato inammissibile l’istanza di differimento della pena presentata il 21 luglio, in attesa dell’esito della domanda di grazia.
Roggero è detenuto nel carcere di Bollate dal pomeriggio del 17 luglio, dopo la conferma definitiva della condanna da parte della Cassazione. La vicenda ha scatenato un acceso dibattito politico e istituzionale, con il ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha avviato un’istruttoria per la grazia, suscitando le critiche del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il conflitto di competenza tra Torino e Milano
La vicenda ha visto anche un conflitto di competenza tra il Tribunale di Sorveglianza di Torino e quello di Milano. L’Ufficio di Sorveglianza di Torino aveva inizialmente trasmesso la richiesta di differimento a Milano, ma il Tribunale milanese ha dichiarato di non essere competente, in quanto Roggero non aveva ancora varcato l’ingresso del carcere al momento della presentazione dell’istanza.
Alla fine, è stato l’Ufficio di Sorveglianza di Torino a respingere la richiesta, sottolineando che non erano state indicate circostanze di necessità e urgenza indispensabili per provvedere cautelativamente. Gli atti sono ora al Tribunale di Sorveglianza e alla Procura generale della Corte d’Appello di Torino.
La difesa di Roggero e la domanda di grazia
La difesa di Roggero aveva presentato la richiesta di differimento della pena contestualmente alla domanda di grazia, depositata dalla moglie Mariangela Sandrone poche ore prima che il gioielliere si costituisse in carcere. I legali avevano motivato la richiesta in quanto avanzata in pendenza della domanda di grazia.
Tuttavia, il magistrato di sorveglianza Elena Massucco ha sottolineato che non erano state indicate le circostanze necessarie per provvedere cautelativamente. La vicenda della grazia ha creato un controverso dibattito politico, con tanto di scivoloni istituzionali.
Le dichiarazioni del procuratore capo di Milano
Il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, ha commentato gli attacchi social ai magistrati che hanno condannato Roggero e le tensioni politiche sul tema della legittima difesa.
“Io credo che bisogna abbassare i toni da parte di tutti, e lasciare alla magistratura il modo e il tempo di fare il suo lavoro”, ha dichiarato Viola. Secondo il procuratore, è importante valutare dopo aver letto le motivazioni dei provvedimenti e tornare a rasserenare il clima.
Viola ha anche sottolineato che il Parlamento deve fare il suo compito, valutando tranquillamente quello che c’è da fare, e la stessa cosa deve fare la magistratura, applicando la norma per quella che è. “Quando il Parlamento dovesse modificarla, ne prenderemo atto e credo che tutti ragioneremo in maniera diversa”, ha concluso.
