La vicenda di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo deceduto a seguito di un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli, continua a suscitare forte emozione e dibattito. Le ultime novità arrivano dalla relazione di 553 pagine depositata dai periti nominati dal gip di Napoli Mariano Sorrentino, che hanno esaminato minuziosamente ogni aspetto della tragica vicenda.
Secondo quanto emerso, se fosse stato utilizzato il Berlin Heart un cuore artificiale extracorporeo entro le 72 ore successive al trapianto, le possibilità di riuscita di un secondo intervento sarebbero state superiori al 70%. Questa rivelazione è stata portata alla luce dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, che ha chiesto alla Procura di valutare l’ipotesi di contestare l’omicidio volontario invece del colposo.
Le criticità del trapianto e le scelte mediche
L’indagine dei periti, condotta dai professori Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini, ha esaminato nel dettaglio le fasi cruciali tra il 23 dicembre 2025, data del trapianto, e il 21 febbraio, quando Domenico ha perso la vita. Tra i punti critici emersi, l’uso di ghiaccio secco come refrigerante per il trasporto del cuore da Bolzano a Napoli, una pratica che ha violato le linee guida.
Inoltre, il cuore trapiantato era inutilizzabile a causa delle basse temperature, ma l’intervento è stato comunque eseguito.
Il giudice ha chiesto ai periti di verificare le condizioni del cuore trapiantato specificando se vi fossero alterazioni anatomiche o funzionali riconducibili a errori delle equipe mediche di Bolzano e Napoli. Sono state analizzate anche le scelte adottate dopo il trapianto, con particolare attenzione alle decisioni prese quando il bambino era collegato all’ECMO nella terapia intensiva del Monaldi.
L’importanza del Berlin Heart
Uno dei punti più controversi riguarda la decisione di non utilizzare il Berlin Heart un dispositivo che, secondo i consulenti della famiglia Caliendo, avrebbe potuto offrire maggiori possibilità di sopravvivenza. L’avvocato Petruzzi ha sottolineato come l’uso tempestivo di questo cuore artificiale avrebbe potuto evitare il tragico epilogo.
Le indagini e le responsabilità
Al momento, sette sanitari, tra cui i cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, sono indagati per tentato omicidio colposo in concorso. I due medici sono già stati condannati dal gip Sorrentino per avere falsificato la cartella clinica del bambino. Domani, davanti ai giudici del Riesame, verrà esaminato l’appello presentato dai loro legali, che chiedono una rivalutazione delle interdizioni rispettivamente di 12 e 7 mesi, inflitte a giugno.
La vicenda di Domenico Caliendo solleva importanti interrogativi sulle procedure mediche e sulle responsabilità in casi così delicati. Le conclusioni dei periti potrebbero avere un impatto significativo sul futuro delle indagini e sulle eventuali condanne dei sanitari coinvolti.
