La concessione della grazia presidenziale a Nicole Minetti, avvenuta nel febbraio 2026 per motivi umanitari legati all’assistenza di un minore gravemente malato, è finita al centro di un caso politico e giudiziario dopo alcune inchieste giornalistiche che hanno messo in dubbio la veridicità delle informazioni presentate nella domanda di clemenza. Le rivelazioni pubblicate da Il Fatto Quotidiano hanno spinto il Quirinale a chiedere verifiche urgenti al Ministero della Giustizia, aprendo una nuova fase di accertamenti su una vicenda che coinvolge istituzioni, magistratura e presunti elementi mai chiariti del tutto.
Grazia a Nicole Minetti: le ombre sull’adozione del bambino e l’inchiesta de Il Fatto Quotidiano
I dubbi principali riguarderebbero proprio il bambino che avrebbe rappresentato l’elemento decisivo per ottenere la grazia presidenziale. Secondo l’inchiesta del giornalista Thomas Mackinson, e come riportato da Sky Tg24, il minore sarebbe stato descritto nell’istanza come “abbandonato alla nascita”, ma i documenti del Tribunale di Maldonado, in Uruguay, racconterebbero una realtà diversa.
Il bambino avrebbe infatti entrambi i genitori biologici ancora vivi e identificati e Minetti, insieme al compagno Giuseppe Cipriani, avrebbe avviato un vero e proprio procedimento giudiziario contro di loro per ottenere la “Separación Definitiva y Pérdida de Patria Potestad”, cioè la perdita definitiva della responsabilità genitoriale. L’adozione si sarebbe conclusa favorevolmente soltanto il 15 febbraio 2023.
L’inchiesta evidenzierebbe inoltre ulteriori aspetti controversi: la madre biologica del bambino risulterebbe oggi scomparsa, mentre l’avvocata che la assisteva sarebbe morta carbonizzata nel 2024 insieme al marito, anch’egli avvocato, in circostanze definite sospette. Restano poi dubbi anche sulle reali condizioni sanitarie del minore e sugli accertamenti svolti per dimostrare la necessità di cure così urgenti da giustificare la concessione della grazia.
Gaetano Brusa, sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Milano e firmatario del parere favorevole, ha spiegato all’Ansa: “Abbiamo acquisito i dati e svolto gli accertamenti che ci richiedeva il ministero… il quadro era completo e non emergevano dati anomali”. Ha inoltre precisato che “l’acquisizione documentale è avvenuta attraverso i riscontri sanitari dei carabinieri” e che la Procura generale è ora in attesa dell’autorizzazione del Ministero della Giustizia per procedere con ulteriori verifiche alla luce delle nuove informazioni emerse.
A rendere ancora più delicata la vicenda ci sono anche le accuse, sempre riportate dal Fatto Quotidiano, secondo cui Minetti e Cipriani avrebbero continuato negli anni a gestire in Uruguay un presunto giro di prostituzione all’interno della tenuta e dello yacht dell’imprenditore, utilizzando attività benefiche come copertura. Sebbene questi elementi non siano direttamente collegati al provvedimento di grazia, contribuiscono ad aumentare il sospetto attorno all’intera vicenda. Il Ministero della Giustizia ha quindi aperto un’istruttoria interna e i primi risultati potrebbero arrivare entro 24 ore, mentre il caso continua a suscitare forte attenzione mediatica e istituzionale.
Grazia a Nicole Minetti, scoppia il caso politico: il Quirinale scrive al ministro Nordio
La grazia concessa a Nicole Minetti nel febbraio 2026 si è trasformata in un caso politico e giudiziario dopo le inchieste pubblicate da Il Fatto Quotidiano, che hanno sollevato dubbi sulla correttezza delle informazioni contenute nella domanda di clemenza. A seguito di queste ricostruzioni, la Presidenza della Repubblica ha deciso di intervenire formalmente, inviando una lettera al Ministero della Giustizia per chiedere accertamenti urgenti. Nella nota ufficiale si leggerebbe infatti: “In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica… e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza”, il Quirinale invita il ministero a verificare con rapidità la fondatezza di quanto emerso sulla stampa.
Il provvedimento di grazia, firmato il 18 febbraio 2026 su proposta favorevole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, era stato motivato principalmente da ragioni umanitarie. In particolare, la decisione si basava sulla necessità di garantire a Minetti la possibilità di assistere un bambino affetto da una grave patologia, bisognoso di cure specialistiche e di periodiche visite mediche anche all’estero. Secondo il procuratore generale di Milano e il ministro, l’affidamento in prova avrebbe reso estremamente difficile la gestione di questa situazione familiare delicata.
Fonti del Colle, come riportato dall’Ansa, avrebbero però precisato che il Presidente della Repubblica non dispone di strumenti autonomi per verificare direttamente i fatti e fonda la propria decisione esclusivamente sui documenti ricevuti e sulle valutazioni dell’autorità giudiziaria e del Ministero della Giustizia. Per questo motivo, la richiesta di approfondimento è stata indirizzata a via Arenula, che ha competenza esclusiva sull’istruttoria delle domande di grazia, come stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 200 del 2006.
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