La guerra in Medio Oriente mette sotto pressione il Qatar e gli altri Paesi del Golfo, minacciando forniture di energia e provocando un’impennata del prezzo del petrolio. Le tensioni regionali e il blocco dello stretto di Hormuz rendono il mercato globale sempre più instabile, con possibili ripercussioni immediate su approvvigionamenti e costi. Ecco cosa ha dichiarato il ministro dell’energia del Qatar, Saad al-Kaabi.
Guerra, cresce l’allarme per il mercato energetico nel Golfo
Il ministro dell’energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha lanciato un forte monito riguardo alle conseguenze del conflitto in Medio Oriente sulla produzione di petrolio e gas naturale liquefatto (Gnl). In un’intervista al Financial Times, ha spiegato che i Paesi esportatori del Golfo potrebbero sospendere le loro operazioni “in pochi giorni a causa della guerra”. La tensione è aumentata in seguito all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran lo scorso 28 febbraio, che ha provocato ritorsioni iraniane tramite droni e bombe contro vari Paesi della regione. Questa escalation ha già portato a gravi ripercussioni economiche, tra cui la chiusura dello stretto di Hormuz, attraverso il quale passa circa un quinto del fabbisogno mondiale di petrolio e Gnl.
Il blocco ha determinato un aumento dei prezzi del greggio Wti e Brent, così come del Gnl europeo (indice Ttf), generando instabilità sui mercati energetici globali. Secondo analisti internazionali, l’incertezza nella regione potrebbe spingere le compagnie di assicurazione a innalzare ulteriormente i premi per le petroliere, aggravando il rischio di un “effetto domino” sull’approvvigionamento globale.
Guerra, l’allarme del Qatar sul prezzo del petrolio: “Rischio stop della produzione”
Al-Kaabi ha sottolineato le difficoltà che il suo Paese deve affrontare, ricordando che “anche la guerra finisse subito”, Doha avrebbe comunque bisogno di “settimane o mesi” per tornare a un ciclo normale di forniture, a seguito di un attacco iraniano al suo principale impianto di gas naturale liquefatto. Il ministro ha avvertito che, con la prosecuzione del conflitto e il Canale di Hormuz ancora compromesso, tutti i produttori della regione potrebbero essere costretti a fermare le attività, con il prezzo del petrolio che potrebbe raggiungere 150 dollari al barile, “trascinando al ribasso le economie di tutto il mondo”.
La situazione potrebbe colpire in maniera diretta i mercati europei e asiatici: secondo Al-Kaabi, gli importatori asiatici sarebbero disposti a pagare cifre più alte per qualunque gas disponibile sul mercato, mentre l’Europa rischia scarsità di forniture in piena stagione di picco. “Ci saranno penurie di alcuni prodotti e una reazione a catena per le fabbriche che non possono ricevere approvvigionamenti”, ha aggiunto, sottolineando come la crisi energetica si tradurrebbe in effetti immediati su industria, trasporti e costo della vita.
In uno scenario del genere, la volatilità dei mercati non è solo una previsione, ma una concreta possibilità, e il mondo potrebbe assistere a mesi di turbolenza energetica senza precedenti.