La guerra in Medio Oriente sta iniziando a produrre effetti anche su settori lontani dal contesto energetico diretto, come quello delle bevande e dell’acqua minerale. L’aumento dei costi lungo la filiera del packaging rischia infatti di tradursi in rincari per i consumatori e possibili criticità nella distribuzione dei prodotti, con conseguenze che potrebbero farsi sentire già nei prossimi mesi.
Guerra, dopo la benzina anche l’acqua minerale: prezzi alle stelle e disponibilità
Le tensioni legate alla crisi in Medio Oriente stanno iniziando a riflettersi anche su beni di largo consumo come l’acqua minerale, con possibili effetti diretti sulle tasche degli italiani. Secondo le stime diffuse, una bottiglia da 1,5 litri potrebbe registrare un aumento fino a 5-6 centesimi, generando un costo complessivo annuo che supererebbe i 600 milioni di euro per i consumatori.
Un rincaro che rischia di farsi particolarmente evidente nei mesi estivi, quando la domanda cresce in modo significativo. Alla base di questa dinamica vi sarebbero le comunicazioni inviate dai produttori di imballaggi in plastica al settore beverage, riguardanti bottiglie, tappi ed etichette. In tali documenti si richiederebbe una revisione immediata dei contratti, con l’inserimento di sovrapprezzi e clausole straordinarie.
Come riportato dal Codacons, nei documenti emerge che: “negli ultimi giorni una pluralità di operatori attivi nei settori delle materie plastiche e del packaging abbia trasmesso ai propri clienti comunicazioni accomunate dalla richiesta di revisione delle condizioni economiche dei contratti già in essere mediante l’introduzione di sovrapprezzi, surcharge o clausole di adeguamento straordinario con conseguente richiesta di rinegoziazione immediata dei contratti e, in taluni casi, con la previsione di sospensione delle forniture in assenza di accettazione delle nuove condizioni“.
Le aziende dell’acqua minerale, secondo le analisi disponibili, difficilmente riuscirebbero ad assorbire tali incrementi, con possibili effetti sul prezzo finale stimati fino al +20% per l’acqua e +10% per le bevande analcoliche. Il rischio, oltre al rincaro, riguarda anche la disponibilità del prodotto sugli scaffali nel caso di riduzioni delle forniture.
Guerra, dopo la benzina anche l’acqua minerale: filiera del packaging, Antitrust e rischio di criticità nel mercato
La vicenda ha attirato l’attenzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, dopo l’esposto presentato dal Codacons per verificare la correttezza delle richieste economiche e l’eventuale presenza di pratiche speculative. Il nodo centrale riguarda il fatto che gli aumenti vengono applicati a contratti già in corso, spesso accompagnati da pressioni contrattuali significative. Tra gli elementi più discussi emerge anche la cosiddetta “War Med Surcharge”, una voce di sovrapprezzo introdotta in alcune comunicazioni. Come riportato nei documenti: “in alcune di queste comunicazioni viene introdotta una specifica voce denominata «War Med Surcharge», applicata in misura percentuale e con decorrenza immediata, sulla base dell’incremento del costo del carburante registrato nelle settimane successive all’inizio del conflitto“.
Il Codacons sottolinea inoltre come le motivazioni addotte facciano riferimento al contesto geopolitico e all’aumento dei costi energetici e logistici, osservando però che “Tali comunicazioni pur provenendo da soggetti diversi, arriverebbero a presentare una struttura argomentativa sorprendentemente uniforme“. Per l’associazione, infatti, l’impatto del conflitto sarebbe reale ma non tale da giustificare aumenti immediati e uniformi lungo tutta la filiera. Un ulteriore aspetto critico riguarda la possibilità che la mancata accettazione delle nuove condizioni comporti la sospensione delle forniture, con conseguenti rischi di carenze nei punti vendita. Uno scenario che, soprattutto in vista della stagione estiva, potrebbe tradursi in scaffali vuoti e ulteriori pressioni sui prezzi al consumo.