Il bonus mobili rappresenta una delle principali agevolazioni fiscali legate alla casa, ancora molto utilizzata dai contribuenti nella dichiarazione dei redditi. Anche nel Modello 730/2026 consente di ottenere una detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di arredi ed elettrodomestici, a condizione che siano collegati a interventi di ristrutturazione edilizia. Nonostante la riduzione del tetto di spesa negli ultimi anni, resta uno strumento importante per chi ha effettuato lavori in casa e vuole recuperare parte dei costi sostenuti.
Bonus mobili nel 730/2026: struttura dell’agevolazione, importi e regole temporali
Nel panorama delle detrazioni fiscali legate alla casa, il bonus mobili continua a occupare un ruolo centrale anche nel Modello 730/2026, destinato a raccogliere le spese effettuate nel 2025. Si tratta di una detrazione Irpef pari al 50% riservata all’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici destinati a immobili oggetto di interventi di recupero edilizio.
Il beneficio è strettamente connesso alla ristrutturazione: senza un cantiere edilizio non è possibile accedere all’agevolazione.
Il limite di spesa ha subito negli anni una progressiva riduzione: da 16.000 euro (2021) a 10.000 euro (2022), poi 8.000 euro (2023), fino agli attuali 5.000 euro per ciascuna unità immobiliare riferita agli acquisti 2025.
Ne deriva una detrazione massima di 2.500 euro, recuperabile in dieci rate annuali da 250 euro a partire proprio dal 730/2026. Il plafond è unico per immobile comprensivo delle pertinenze, mentre raddoppia solo nel caso di due unità immobiliari distinte. Nei cantieri avviati in anni precedenti, come quelli iniziati nel 2024 e proseguiti nel 2025, occorre inoltre considerare quanto già utilizzato nel calcolo del tetto residuo.
Elemento imprescindibile è la sequenza temporale: l’avvio dei lavori deve precedere l’acquisto dei beni, mentre non è necessario che le spese di ristrutturazione siano sostenute prima di quelle per l’arredo. La prova dell’inizio del cantiere può essere fornita tramite CILA, SCIA o, in alternativa, mediante autocertificazione per edilizia libera.
Bonus Mobili 2026 e 730: le spese consentite e gli errori da evitare
Non tutti gli interventi consentono l’accesso al bonus mobili. L’agevolazione è riconosciuta solo in presenza di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia. La manutenzione ordinaria è valida esclusivamente se riferita alle parti comuni condominiali e, in tal caso, i beni acquistati devono essere destinati agli spazi condivisi. Rientrano tra gli interventi abilitanti anche operazioni come la sostituzione della caldaia o l’installazione di condizionatori a pompa di calore, come chiarito da diverse circolari dell’Agenzia delle Entrate (n. 3/E del 2016, n. 17/E del 2023 e n. 8/E del 2025).
La lista dei beni agevolabili comprende arredi come letti, armadi, tavoli, sedie, divani, poltrone, scrivanie, librerie, comodini, materassi e apparecchi di illuminazione. Sono invece esclusi porte, pavimenti (come il parquet), tende e complementi non strutturali. Per gli elettrodomestici, la normativa impone standard energetici minimi: classe A per i forni, classe E per lavatrici, lavasciuga e lavastoviglie, classe F per frigoriferi e congelatori.
Fondamentale è anche la tracciabilità dei pagamenti: sono ammessi bonifici bancari o postali, carte di credito o debito (con data riferita all’utilizzo) e finanziamenti rateali purché il pagamento al fornitore avvenga con strumenti tracciabili. Sono invece esclusi contanti e assegni.
Per completare correttamente la detrazione nel 730/2026 è necessario conservare la documentazione per almeno 15 anni: fatture dettagliate, ricevute di pagamento, titoli edilizi (CILA, SCIA o autocertificazione), oltre alla comunicazione ENEA quando richiesta per determinati elettrodomestici. Quest’ultima deve essere trasmessa entro 90 giorni dal collaudo. L’insieme di questi adempimenti è essenziale per evitare contestazioni e possibili decadenze del beneficio in caso di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.