L’indagine aperta dalla Procura di Milano guidata dal pm Maurizio Ascione continua a scuotere il mondo del calcio professionistico. Al centro del fascicolo c’è l’ipotesi di frode sportiva legata a presunte designazioni pilotate e a contatti diretti tra figure arbitrali e società. Coinvolti nello sviluppo dell’inchiesta ci sono l’ex designatore Gianluca Rocchi e il supervisore Andrea Gervasoni, entrambi autosospesi, insieme ad altri dirigenti e assistenti; le conversazioni intercettate e diverse audizioni programmate stanno ricostruendo dinamiche e responsabilità.
Negli ultimi giorni sono state ascoltate persone ritenute informate sui fatti, tra cui Riccardo Pinzani e il responsabile dell’Ufficio competizioni della Lega Serie A, Andrea Butti. A emergere, oltre a scambi di opinioni, sono state anche quelle che gli inquirenti definiscono pretese dei club in merito alla scelta dei direttori di gara. Il confine tra il ruolo istituzionale dei club referee manager e la possibile influenza diretta del designatore è proprio uno dei punti che gli accertamenti vogliono chiarire.
Le intercettazioni e i passaggi salienti
Tra i brani ascoltati dagli investigatori spicca una chiamata del 2 aprile 2026 in cui, riferendosi a un arbitro, viene pronunciata la frase «Loro non lo vogliono più vedere». Quel passaggio è stato utilizzato per ipotizzare un meccanismo di pressione volto a evitare la presenza di determinati direttori di gara in match sensibili.
Nelle carte si citano nominativi come Daniele Doveri e la possibilità che alcune scelte di designazione avessero lo scopo di non vederlo in partite decisive; resta però incerta l’identità esatta del pronome «loro», che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire.
Il caso Doveri e le designazioni contestate
Secondo l’accusa, la designazione di arbitri graditi o sgraditi sarebbe avvenuta con l’obiettivo di ottenere accoppiamenti più favorevoli per l’Inter in gare di rilievo. In particolare viene ricordata la semifinale di ritorno di Coppa Italia del 23 aprile 2026 e le successive designazioni di gare di campionato: il 5 aprile Doveri fu indicato per Parma-Inter, mentre per Bologna-Inter del 20 aprile venne scelto Andrea Colombo. Nel fascicolo compaiono cinque partite e cinque indagati, tra cui figure come Luigi Nasca, Rodolfo Di Vuolo e, oltre a Rocchi e Gervasoni, il nome contestato di Daniele Paterna, accusato di falsa testimonianza.
Il filone dell’Ibc di Lissone e il ruolo del Var
Un secondo filone di indagine riguarda quanto avvenuto alla sala Var dell’Ibc di Lissone, dove gli inquirenti hanno esaminato presunte «bussate» al vetro della sala del video assistant referee. Questo aspetto ha portato a verifiche sui comportamenti e sulle eventuali interferenze operative durante le procedure di controllo video. Durante gli interrogatori il supervisore Var, Gervasoni, ha escluso la manomissione dell’audio Var, ma le verifiche tecniche e le testimonianze restano al centro delle attività procedurali per capire se ci siano state anomalie nelle comunicazioni o nelle modalità di intervento.
Le persone già sentite e quelle in programma
Tra le audizioni già effettuate figura quella di Andrea Butti, ascoltato per diverse ore come persona informata sui fatti: Butti, dirigente con trascorsi all’Inter e ora responsabile dei calendari e dei rapporti con i club per la Lega Serie A, ha fornito ricostruzioni sulle interlocuzioni istituzionali. Sono già stati convocati o lo saranno a breve anche Riccardo Pinzani, Lorenzo Dallari — coinvolto nella comunicazione della sala Var di Lissone — e il club referee manager dell’Inter, Giorgio Schenone, per chiarire ruoli e modalità dei contatti tra società e organi arbitrali.
Conseguenze possibili e quadro complessivo
La contestazione formale è quella di concorso in frode sportiva, con l’obiettivo, secondo l’accusa, di «combinare» o schermare designazioni utili a evitare arbitri ritenuti sfavorevoli. Il fascicolo, avviato nell’ottobre 2026, comprende anche gare di Serie B e richiama episodi del campionato 2026-24, come la partita Inter-Verona oggetto di attenzione per un episodio di contatto tra Bastoni e Duda. Le ripercussioni di una eventuale conferma delle ipotesi accusatorie riguarderebbero non solo responsabilità individuali, ma anche la credibilità del sistema arbitrale e la necessità di maggiore trasparenza nei rapporti tra designatori e club.